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31 ottobre 2010

La zucca nel tortello

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Nel giorno in cui è diventata abitudine festeggiare con la zucca, ho pensato che fosse sensitivamente più appagante e culturalmente più interessante fare la festa, alla zucca, stando comodamente seduti attorno ad un tavolo.

Il tortello di zucca appartiene alla tradizione culinaria della provincia di Reggio Emilia, ma non solo, e risale ai secoli scorsi dopo che la zucca fu introdotta in Europa dalla scoperta delle Americhe. E’ un piatto che trae la sua origine dalla cucina povera e contadina, la zucca cresceva ovunque e non costava niente:

quella del mezzadro è posizione sociale subordinata, comporta una soggezione che può essere umiliante, ma offre vantaggi che la famiglia contadina considera preziosi: oltre allo stallino per il maiale assolve, nella economia familiare, ad un ruolo capitale l’orto, di dimensioni proporzionate a quelle del podere, nel quale la punta “d’oro” della vanga, e l’abbondante letame, alimentano un caleidoscopio di sapide verdure: cipolle, fagioli, insalate, zucche e zucchine…..” (“i piatti di campagna” di c. pignagnoli)

La ricetta originale si avvale di pochi ingredienti e la composizione del ripieno varia a seconda della zona; infatti nel reggiano si aggiunge l’amaretto, nel ferrarese no, nel mantovano la mostarda di frutta piccante, nel piacentino quella di mela dolce. E poi altre varianti come zucchero, scorza di limone, noce moscata ecc. Tutte queste aggiunte servono a controbilanciare o a correggere il sapore dolciastro della zucca (la cui intensità dipende dalla qualità dell’ortaggio), gusto che non a tutti risulta piacevole.

Va detto anche che, come per ogni ricetta che si tramanda, ogni famiglia mette i propri ingredienti, togliendo o unendo qualcosa a discrezione del proprio palato. Aggiungo anche che nel reggiano i tortelli di zucca sono tipici della vigilia di Natale per chi osserva i precetti religiosi che vietano in questo giorno il consumo della carne a favore di un più consono “mangiare di magro”.

Ed ora la ricetta: ripieno per 4 persone

800 g di zucca gialla,100 g di amaretti,

80 g di Parmigiano-Reggiano grattugiato,

sale e noce moscata.

Se l'impasto è troppo morbido lo si può indurire con pane grattugiato tostato al forno.


la zucca va liberata dai semi, tagliata a fette e passata in forno fino a una buona cottura, dopo di che si toglie la buccia e si passa. Va amalgamata con il Parmigiano-Reggiano e gli amaretti sbriciolati. Aggiungere sale e noce moscata nelle giusta misura.

Preparate una sfoglia sottile con 4-5 uova e gr 500 di farina. Poi disponete il ripieno a piccoli mucchietti e ripiegate la sfoglia sopra stando attenti a chiuderla bene; si ritagliano i tortelli con l’apposita rotella formando dei rettangoli di circa cm 6 x 3,5.

Cuocerli in abbondante acqua salata e condirli con burro fuso e Parmigiano-Reggiano e a piacere con foglie si salvia.

Note – l’amaretto è ingrediente moderno e del tutto facoltativo, serve ad attenuare il gusto dolce della Zucca.


Piccolo Pensiero Aggiunto

otto anni fa, in questo giorno, nasceva la piccola di casa, Cecilia, portando altra gioia infinita nella mia famiglia. Quella stessa mattina in un piccolo paese del sud 27 bambini e la loro insegnante perdevano la vita per il crollo della loro scuola colpita da un devastante terremoto e dalla mano di persone senza scrupoli che quella scuola avevano costruito senza curarsi della messa in sicurezza, ma tenendo conto solo del loro avido interesse.

Ogni 31 ottobre mentre coccolo di baci la mia piccola non posso fare a meno di pensare a quei piccoli le cui giovani ed innocenti vite nessuno doveva permettersi di deciderne il destino. E per loro ho fatto posto nel mio cuore.



27 agosto 2010

ai due catini d'oro

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nel cuore del cuore di Padova, c'è una delle più antiche forme di centro commerciale, l'insieme della Piazze, con al centro il palazzo della Ragione, dove si amministrava la giustizia e sotto il Salone. Bisogna entrarci almeno una volta con il portafogli pieno, il naso al vento e gli occhi preparati ad accogliere ogni sorta di forma di salume, di formaggio, di pane, di pesce. Un tripudio! I padovani lo usano ancora come centro di scambi con l'insieme del mercato della frutta e delle erbe nelle rispettive piazze dove avviene il mercato 3 volte alla settimana. Dove ogni sera si consuma il rito di "ombre" (misura minima di bicchiere di vino n.d.t) e spritz, guardatevi dal mercoledì sera che è per gli studenti universitari, un vero bailamme alcolico spinto all'eccesso.
Guardando Palazzo della Ragione dal lato di piazza della frutta a lato dell'arco del Volto ( il passaggio tra le due piazze, unico posto dove c'è sempre una bella brezzolina, se non c'è neppure lì accendi l'aria condizionata che non hai scampo) c'è un negozio mitico, la drogheria per antonomasia, "Ai due catini d'oro". Quando entri un odore misto tra cera purissima per mobilio pesante e antitarlo ti investe, poi arriva il misto dellle spezie, poi il resto della cascata di profumi.
E' un antro di Alì Babà ci sono le vetrinette vecchie vecchie con tutte le caramelle, le liquirizie in tutte le pezzature, i fruttini di marzapane, i confetti di sulmona con le mandorle e con il cioccolato, marmellate da tutto il mondo, mieli e mostarde con la frutta intera o a pezzi, aceti, chutney di mango piccante, miele anche di rododendro, the e tisane e le spezie il kumino turco, il pepe bianco, rosa, bianco, verde, lo zenzero, il coriandolo. Le essenze per fare i liquori in casa: maraschino, nocino, erbe alpine, genepy il pernod e mille altri mai sentiti. Gli sciroppi della fabbri di mille tipi, il latte di mandorle. i sali da tutto il mondo, anche dal deserto del kalahari. detersivi per ogni specifico sporco, prodotti contro ogni tipo di insetto, coloranti per indumenti, pigmenti naturali, terre ed ossidi minerali.
Il tutto in un posto minuscolo e stipatissimo: vadano a nascondersi gli ipermercati neppure sanno cosa significa varietà

26 agosto 2010

Amanda, Julie, Julia ed un maialetto alato

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Un mio amico alato ha fatto un post su questo film, io al tempo in cui l'ha scritto il post, non leggevo ancora il suo blog, quindi non mi sono fatta attrarre dal suo consiglio, ora essendo mezzo mondo in vacanza, lui compreso, mi sono letta il vecchio post e mi sono anche vista il film, come avrei potuto non vederlo parlando il film di un blog che ti cambia la vita, di cucina che ti cambia la vita ed essendo interpretato dalla grandiosa Meryl Streep?

Ora una delle scene più simpatiche è quella con il sottofondo di Psycho Killer dei talking heads in cui la povera Julie è alle prese con l'ammazzatina delle aragoste.

La sottoscritta, che ha sempre dichiarato che, se dipendesse da lei uccidere le bestiole che mangia, diventerebbe vegetariana, ha però scarsa difficoltà ad ammazzare crostacei e potrebbe sopravvivere pescando senza farsi troppi problemi morali.

Alle aragoste non mi avvicino per il prezzo, ma eseguo, una ricetta veneta gustosissima, anche se raramente perchè non è che le "moeche" te le tirino proprio dietro in stagione.

La "moeca" è il granchio in fase di muta, quindi senza guscio, piatto tipico del 25 aprile, giorno di San Marco. Qui da noi si dice che si trova nei mesi con la "r", ma la pesca con le nasse nella laguna tra Burano e la Giudecca, varia a seconda delle annate a causa delle stagioni più o meno rigide più o meno umide.

Qui inizia la fase psycho della questione: si prendono le moeche ancora vive, gli si tagliano le prime prime parti delle zampette e si mettono ad annegare nell'uovo battuto (sono sufficientemente sadica?). Quando la bestiola sarà annegata per aver bevuto troppo uovo, si pigliano i cadaveri si passano nella farina e via nella "farsura" la padellona di ferro di una volta piena di olio bollente o nella friggitrice di adesso.

Certo se uno non sa come vengono preparate le mangia più volentieri, perchè sono buonissime, si accompagnano con insalata fresca mista e un buon prosecco ghiacciato

1 dicembre 2009

Focaccia Blues

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Un film-documentario per chi ama la Puglia e la genuina simpatia dei pugliesi, per chi apprezza ancora le tradizioni locali, per chi detesta la prepotenza della globalizzazione che vuole annullare, omologare e appiattire ogni tipo di identità culturale, per chi è curioso di sapere come sia stato possibile sconfiggere un colosso mondiale senza aver fatto nessuna protesta o aver organizzato alcuna raccolta di firme, o semplicemente, per chi vuole passare un’oretta spensierata e divertente. Focaccia Blues racconta la storia - unica al mondo - di una focacceria che è riuscita a far chiudere un Mc Donald ad Altamura. Considerando che codesti fast-food sono presenti anche in mezzo al deserto, quello pugliese mi pare davvero un gran bel risultato.
Il film non è (neanche a dirlo) inserito nei circuiti tradizionali, ma in alcune sale alternative lo proiettano ancora, provate a cercarlo sul sito
http://www.focacciablues.it/ oppure andate in edicola e comprate il dvd allegato a Ciak di dicembre. Credo ci sia un gran bisogno di incentivare anche queste piccole produzioni.
Regia di Nicola Cirasola.

30 ottobre 2009

Is Animeddas

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Allora... ricordatevi che questo fine settimana scatta l' "EMERGENZA HALLOWEEN" ! Non facciamoci trovare impreparati come sempre, dai... non facciamoci riconoscere sempre.

Le deliziose signore potranno vestirsi da simpatiche fattucchiere intente a distillare intrugli, pozioni ammaliatrici e magari qualche buon amaro digestivo.

I gentili signori potranno indossare una sobria calzamaglia con lo scheletro pitturato davanti e dietro.


I signori amerregani dovrebbero sapere che fin dai tempi antichi i bambini sardi giravano a gruppetti per le case la mattina del 30 ottobre (o era il 31? mi informo) con una federa da cuscino appresso: bussavano alle porte e all'apertura gridavano in coro:

SI DAS FAIDI IS ANIMEDDAS? (oppure "Is pannixeddas po is animeddas")

"Is Animeddas" sono le piccole cose che le persone offrono in memoria dei propri cari: si va dalla frutta secca, alle caramelle, le mentine, le merendine. Le signore anziane molto spesso donavano ai bambini il pane fatto in casa, il "civraxu", una pezza di pane integrale, scuro all'esterno, simile al pane pugliese; quest'ultimo dono era la "preda" piu' ambita e di valore anche perche' anni fa il pane assumeva un valore ancora piu' elevato (sia per chi lo donava che per chi lo riceveva).

Questa festa e' sentitissima ancora oggi, i bambini si assentano tutt'ora da scuola per passare in giro le prime ore di questa mattina cosi' particolare per le tradizioni antiche.

Conoscete tradizioni simili a queste? Dalle vostre parti cosa si fa? Cosa farete questo fine settimana? Passerete di qui? :)

Buon fine settimana!

g.