21 marzo 2012

Giornata mondiale della poesia

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Attorno a una parola come attorno a una lampada. Senza poterne fare a meno, condannato, come un insetto, a lasciarsi bruciare. Mai per un'idea, bensì per una parola. L'idea inchioda a terra la poesia, crocifigge il poeta nelle ali. Per vivere si tratta di trovare altri sensi per la parola, di proporgliene mille, i più strani, i più audaci, perché i suoi fuochi, abbagliati, cessino d'essere mortali. E sono voli incessanti e vertiginose cadute, fino alla consunzione.

Edmond Jabès. Uscite di sicurezza

20 marzo 2012

Solo morte

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Chi uccide un bambino uccide la speranza.
Chi ne offende l'innocenza offende tutti.

19 marzo 2012

rose alla cannella e uvetta

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PER L'IMPASTO
  • 1/2 cubetto di lievito di birra fresco
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 400 gr di farina
  • 2 uova
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di burro
  • sale q.b. (adoro scrivere q.b.)
PER LA CREMA
  • 80 gr di burro
  • 100 gr di zucchero
  • cannella in polvere
  • 60 gr circa di uvetta

Io uso l'impastatrice della macchina per il pane, ma anche a mano procedete così:
impastate 150 gr di farina con il lievito portato a temperatura ambiente e poi sciolto nel latte, aggiungete il pizzico di sale.
Lasciate quindi lievitare per 30-40 minuti.
All'impasto aggiungete quindi la rimanente farina, le uova una alla volta, il burro fuso e lo zucchero, lavorate con vigore e quindi stendete con il mattarello su carta da forno infarinata fino ad ottenere una sfoglia rettangolare spessa.
Preparate la crema con il burro morbido e lo zucchero al quale avrete aggiunto una generosa spolverata di cannella, 
Stendete con l'aiuto di un pennello da cucina la crema sulla sfoglia, poi cospargete la superficie con l'uvetta.
Arrotolate con l'aiuto della carta da forno, quindi tagliate il rotolo a fette di circa 1,5 cm, ottenete così le rosette che spennellate con latte o uovo e ponete su una teglia- ricordando di distanziarle bene perchè abbiano lo spazio per lievitare- in forno caldo a 180°C per mezzora circa.
Sulla sfoglia si possono spennellare anche: crema, nutella, marmellata di arance o di albicocche qualsiasi cosa faccia bene all'anima e male alla salute (sempre meglio delle merendine comprate)


16 marzo 2012

Marco

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Di Marco  tengo lui che mi guida la mano per imparare ad usare l'otomicroscopio e mi interroga sui punti di repere.
Di Marco tengo io e lui che cantiamo sopra la radio in un'auto che odora di fungaia perché appena comprata si era rotta una damigiana di vino nel bagagliaio e non c'era stato più verso di farle cambiare odore nei giorni caldo-umidi dell'estate.
Di Marco tengo lui che vede solo bianco o solo nero ed io che vedo mille sfumature, ma per lui le cose sono solo così o colà e si finiva sempre col litigare.
Di Marco tengo la puntualità.
Di Marco tengo le "facce da mongoletto" fatte entrando all'improvviso in ambulatorio dietro alle spalle del paziente per farti ridere mentre stavi visitando.
Di Marco tengo pure l'intransigenza che tanto odiavo.
Di Marco tengo le galanterie, in odor di maschilismo, a tutte noi colleghe ma fatte con garbo.
Di Marco tengo l'orgoglio per i suoi figli.
Di Marco tengo una notte con la chitarra in spiaggia tutti insieme a cantare di tutto e di più.
Di Marco tengo perfino la certezza delle sue certezze che mi faceva incazzare.
Di Marco tengo l'abbraccio fraterno quella volta che piangevo disperata e lui mi disse "noi uomini siamo fatti così, perdiamo la testa, ma torniamo sempre dalle donne che amiamo".
Di Marco tengo le verità buttate in faccia a costo di farti male.
Di Marco tengo pure lo sfottò politico che ci faceva alzare la voce.
Di Marco tengo ricerche disperate di un foglio nel mare indomito della sua scrivania.
Di Marco tengo il gusto per il buon cibo.
Di Marco tengo le insalate in pausa pranzo, per tornare al peso forma e l'incubo del rotolino dopo aver mangiato troppo di gusto.
Di Marco tengo gli occhi ridenti ma anche la faccia terrea e stanca di certe mattine.
Di Marco tengo i dubbi dell'amore.
Di Marco tengo il corso di inglese tutti insieme appassionatamente.
Di Marco tengo la disponibilità con i pazienti.
Di Marco tengo le relazioni prolisse e noiose dei primi anni e quelle spigliate e minuziose degli ultimi.


Di Marco butto il terrore di invecchiare
era davvero, davvero, davvero, davvero inutile

15 marzo 2012

La vita tranquilla

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Sei alla finestra.
C'è una nube di vetro a forma di cuore.
I sospiri del vento sono caverne in ciò che dici.
Sei il fantasma sull'albero lì fuori.

La strada è muta.
Il tempo, come il domani, come la tua vita,
è in parte qui, in parte sospeso in aria.
Non puoi farci niente.

La vita tranquilla non dà preavvisi.
Consuma i climi dello sconforto
e compare, a piedi, non riconosciuta, senza offrire nulla,
e tu sei lì


M. Strand

14 marzo 2012

Incipit de 14 marzo

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Si svegli! Che fa, dorme? La biblioteca apre soltanto fra due ore, qui non ci può stare. E' il colmo: adesso ci richiudono i lettori, nel mio seminterrato.

Sophie Divry. La custode di libri. Einaudi

Breve libro, breve incipit. Togliete il tappo ad una bibliotecaria, single (sarebbe meglio dire zitella) disperata e maniacalmente attaccata al suo lavoro, filosofa e sociologa, storica e con l'ormone fuori controllo ed otterrete queste godibilissime 65 paginette. Quella che ti racconta il fascino di una nuca "Perché in fondo, cosa c'è di più affascinante di una bella nuca? Una nuca è una promessa, la sintesi di tutta la persona attraverso la più intima delle sua parti". Quella che ti spiega che "le guerre uccidono sempre i figli e mai i padri che le hanno decise"e che "Le biblioteche hanno un nemico più pericoloso dell'archivista, l'architetto" e lascio a voi la disquisizione da pagina 48 sul non frequentatore tipico delle biblioteche 35-50enne bianco e ricco il quale non condivide nulla con gli altri perché fa parte dei "barbari dominanti".
Quando l'ho finito ho pensato Giacynta questo, con il suo studio sulle biblioteche, non se lo dovrebbe perdere, ma magari neanche gli altri

13 marzo 2012

L'uomo che saltava sulle onde

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(Moebius)

Da piccolo non sapeva del suo dono.
Era nato in un paese di collina, il nonno gli aveva insegnato il nome di mille erbe e mille fiori ed era convinto che quel suo mondo verde di primavera e giallo rosso d'autunno fosse già la sua fiaba personale.
Poi un giorno, avrà avuto sette anni, lo avevano portato al mare , era rimasto incantato dall'eterno ritorno delle onde, dalla sinfonia di quell'andare e venire uguale e sempre diverso e si era sentito irrimediabilmente attratto.
Tuttavia non c'era stato verso di convincerlo ad immergersi, stava lì ore sul bagnasciuga, raccoglieva conchiglie e guardava le onde con infinito, immutabile stupore.Come se quelle gli parlassero, come se quelle lo ammaliassero, come se intorno a lui le luci si fossero spente e lui fosse l'unico spettatore di una sala cinematografica che dava un solo film interpretato sempre da attori diversi e lui ne volesse ancora ed ancora ed ancora.
Al tramonto lo portavano a casa e lui tornava il ragazzino di sempre e la notte, quando il nonno saliva a controllare il suo sonno, percepiva il suo respiro regolare e le sue labbra disegnavano sempre la curva di un sorriso.
Poi la vacanza era finita ed erano tornati in collina e nei suoi racconti di bambino spesso era tornata la magia di quelle onde,di volta in volta si facevano sempre più grandi e spumose.
Il bimbo era cresciuto e si era trasferito ad abitare in una casa sul mare, perché ascoltare il respiro delle onde era diventata col tempo un'urgenza.
La sera si fermava sulla spiaggia.
E fu una di quelle sere, mentre intratteneva il suo dialogo muto con le onde, che si sentì chiamare, ma non comprese da dove venisse la voce, si guardò in giro ma non vide nessuno.
La voce diceva "vieni ,vieni"e d'improvviso le onde si fecero alte e la spuma montava soffice.
L'uomo comprese, si alzò e camminò verso l'acqua salì sull'onda e si sentì sollevare e venne portato al largo.
Si rese conto che i suoi piedi erano perfettamente asciutti e gli prese un'euforia e saltò in alto, a quel punto le onde si levarono ad accoglierlo e più in alto saltava più le onde si alzavano a riprenderlo.
Lunghi anni durò il matrimonio dell'uomo con le onde, fu un matrimonio felice.
Ancora oggi se passi in riva al mare in un mattino di tarda primavera in quel paese di riviera ti potrà capitare di vedere un omino anziano che salta felice sulle onde, ma lo straordinario è che anche le onde sembrano sorridere.

12 marzo 2012

Inventario Privato

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Basta che ti sfiori nella nuca
un momento con gli occhi quando brillano
i bambini si voltano a guardarti
avvertono la tua presenza.
Elio Pagliarani

10 marzo 2012

Contestualizzare

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La Francia, dove eleggevano Charles de Gaulle era improvvisamente più vicina, perché si inaugurava il traforo del Monte Bianco. Bobbi col ciuffo e l'occhio bistrato strazzava i cuori delle pollastre, la notte devastava Adamo. Nasceva "Giochi senza frontiere".Una bimba cantava la canzone antica della donnaccia. Nel Vietnam  del sud le  truppe USA ormai  stavano schierando un contingente sterminato.Una bellissima ragazza bionda veneziana, diventava l'immagine di un nuovo locale.L' Inter vinceva la Coppa  dei Campioni . L'uomo senza cognome che aveva lottato per l'autodeterminazione degli afro americani veniva assassinato. La Loren faceva ululare Mastroianni e ululando vincevano l'Oscar. Dopo aver sepolto due anni prima Giovanni XXIII sepellivano per sempre il concilio vaticano secondo. Nascevano i Doors,i Pink Floyd, i Velvet underground, i Greatfull Dead, the Mamas and Papas, i Primitives e perfino i Dick Dick. Jimmy Fontana perdeva un disco per l'estate, che veniva vinto da Orietta Berti ma spopolava lo stesso.Giravano auto così, ma soprattutto così e così. C'era chi faceva zuppetta. Correva l'anno del serpente: Mao Tse -Tung e Lin Biao creavano il movimento di educazione socialista ponendo le basi della rivoluzione culturale. Bacon dipingeva Crucifixion. Lorenzo Milani pubblicava L'obbedienz non è più una virtù. Documenti del processo di Don Milani e Obiezione di coscienza. I Beatles  suonavano in Italia. Studio Uno faceva la storia del varietà televisivo c'erano due paia di gambe di inusitata lunghezza che stravolgevano il maschio italiano e duetti celebri. Vittorio Adorni indossava la maglia rosa. Nascevano gli Oscar Mondadori. Io mi dondolavo al battesimo di Monica ( a proposito ma chi cavolo mi ha messa su un'altalena così pericolosa?) e mangiavo rigorosamente ascoltando questa per la gioia di nonne, ortensie e zielinde









Era mercoledì e da una storia d'amore che all'inizio poteva non sembrare tale nasceva lui.
Poi anche tutti loro, ma a noi che importa?

Buon compleanno Giardi

09 marzo 2012

Incipit del 9 marzo

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Oscar non era uno di quei domenicani ganzi di cui si sente parlare: non era un asso del baseball né un bravo bachatero, e neppure un playboy con un milione di belle gnocche ai suoi piedi.
Anzi, a parte un unico periodo agli albori della sua vita, l'amico non ebbe molta fortuna con le femmine (cosa, questa, molto poco dominicana).
All'epoca aveva sette anni.
In quei giorni beati della sua giovinezza, Oscar era una specie di Casanova. Uno di quei seduttori in età prescolare che cercavano sempre di baciare le bambine, che arrivavano alle loro spalle durante un merengue e facevano la mossa della pompa pelvica, il primo negro a imparare il perrito e a ballarlo ogni volta che poteva.
Dato che ai quei tempi era (ancora) un "normale" bambino dominicano, cresciuto in una "tipica" famiglia dominicana, la sua nascente papponeria veniva incoraggiata da parenti e amici.



Junot Diaz. La breve favolosa vita di Oscar Wao.Mondadori.



Storia di Oscar narrata a più voci e di una famiglia, in cui la figura femminile risulta dominante,come spesso accade nelle storie del centro-sud america, a cavallo tra il New Jersey dove la sua formidabile madre ha trovato rifugio scappando da una Repubblica Dominicana schiacciata dal giogo di Trujillo dittatore sanguinario tra il 1930 ed il 1961 e la sua terra natia "dove l'area urbana terminava d'improvviso con la subitaneità di un colpo di tamburo: un istante prima eri in pieno XX secolo (be' il XX secolo del Terzo Mondo), e un istante dopo venivi catapultato negli ondulati campi della canna da zucchero di centottant'anni prima".
L'Oscar adolescente non era più il conquistatore dei suoi 7 anni, si era trasformato in un obeso e depresso nerd con l'ambizione di trasformarsi nel moderno Tolkien che usa la scrittura per fuggire alla vita.
"Oscar (...) guardava passare la sua adolescenza. Quell'esclusione dall'adolescenza era una vera fregatura, un po' come rimanere chiusi dentro un armadio su Venere quando, dopo una notte lunga un secolo, finalmente spunta il sole." Adorato dalla sorella Lola curiosa, emancipata, lottatrice; stimolato per convenienza dall'amico Junior; protetto dall'aura misteriosa e magica della nonna Inca che con caparbietà aveva riunito la famiglia dopo la caduta avvenuta per mano del dittatore a causa di un Fukù una maledizione, cresciuto da una madre bella Belicia, rinata da morte certa nella prima infanzia grazie all'intervento della Inca, forte, appassionata e lavoratrice infaticabile per garantire a sé ed ai suoi figli il riscatto. La vita e l'amore travolgono, anche quando li fuggi anche quando ti sfuggono.

08 marzo 2012

Non ora, ma quando

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(Lucia Mannucci, Rossella Urru, Denise Cosco figlia di Lea Garofalo, Milena Gabanelli, noi tutte)











Non ora, ma quando la prima causa di morte delle donne tra i 25 ed i 40 anni smetterà di essere l'omicidio.
Non ora, ma quando non morirà più una donna ogni 3 giorni in Italia per mano di chi dice di "amarla".
Non ora, ma quando smetteranno di esistere gli aborti selettivi per sesso.
Non ora, ma quando non si morirà più di lavoro nero come a Barletta.
Non ora, ma quando a 13 anni si potrà uscire di casa ed andare in palestra e fare ritorno vive.
Non ora, ma quando lo stupro avrà la giusta condanna e lo stupro di gruppo tornerà ad essere un'ignobile aggravante.
Non ora, ma quando ci sarà un asilo nido per ogni bimbo che ne ha di bisogno e magari situato dove lavorano i genitori.
Non ora, ma quando non si lincenzierà più una donna perché incinta.
Non ora, ma quando una donna riceverà il medesimo stipendio di un uomo pari grado.
Non ora, ma quando una donna potrà raggiungere con la stessa facilità di un uomo livelli dirigenziali.
Non ora, ma quando smetteranno di esserci donne nude sulle copertine dei giornali allo solo scopo di vendere più copie.
Non ora, ma quando aboliremo per sempre la puttana di regime in parlamento o in qualsiasi ruolo istituzionale.
Non ora, ma quando diremo che dietro ad una grande donna c'è sempre un grande uomo.

Allora potrò festeggiare, ma allora non avrà più senso festeggiare.

Se non ora, quando ricominceremo unite a lottare per un mondo migliore in cui un essere umano ha uguali diritti a prescindere dal sesso che gli è toccato in sorte?




Le mie ''amiche ''rose

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07 marzo 2012

Cielo basso

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Non so perché
però a volte la vita
ci conduce più su.
O non proprio ci conduce:
piuttosto è un trascinare,
un'articolazione  violenta;
un immergerci
nel fango delle sue viscere.
Non so perché
però allora succede,
inchiodato nel seno
più torbido della vita,
che incontriamo un polmone di cielo
del più alto e nitido azzurro.
A volte per imprevisto
o per inusitato,
ma ritornata la carne
alla sua fondazione d'aria
s'arma di uccelli



Javier Vicedo Alós

06 marzo 2012

Torta al cioccolato farcita di crema alla panna

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Ingredienti impasto

150 gr di farina 00
150 gr di zucchero
150 gr di burro
100 gr di cioccolato fondente extra
60 gr di cacao amaro
3 uova
1 cucchiaio di lievito vanigliato

Per la farcia

250 cc di panna fresca
200 cc di latte
100 gr di zucchero
40 gr di farina 00
4 tuorli
1 baccello di vaniglia o in assenza una bustina di vanillina

Fate fondere il cioccolato a bagnomaria e poi fatelo intiepidire.
Lavorate il burro dopo averlo lasciato ben ammorbidire con lo zucchero fino ad ottenere un composto omogeneo, quindi ad uno ad uno aggiungete le 3 uova intere. Quando avrete ottenuto una crema morbida aggiungete cacao, farina e lievito che avrete prima setacciato insieme. Quando il composto sarà omogeneo aggiungete il cioccolato fuso.
Ponete in forno già preriscaldato a 180° per circa mezzora.

Quando la torta sarà pronta ponetela a raffreddare.

Intanto preparate la farcia. Scaldate latte e panna con il baccello di vaniglia o la vanillina. Montate i tuorli con lo zucchero fino a quando il composto sarà di colore quasi bianco e gonfio e poi aggiungete la farina e quindi latte/panna filtrati e intiepiditi a filo. Cuocete a fiamma minima fino a che il composto si sarà raddensato. Lasciate raffreddare mescolando di tanto in tanto.

A questo punto tagliate  torta in due dischi ponete la farcia al centro e poi spolverizzate con zucchero a velo

Come sempre io non invento ricette prendo e riadatto questa l'è bona

05 marzo 2012

La storia delle storie

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Ci sono storie che nascono così, già con le gambe, sei ancora lì a scrivere i colori degli occhi del protagonista che quello già parla, e si muove e ragiona con la sua testa, ed hai un bel pensare di mandarlo da qualche parte che quello, sfacciato, ci è già andato senza chiedere il permesso.
Ti sveglia di notte per presentarsi e si lamenta se teme che riaddormentandoti non ti sarai concentrata abbastanza rischiando di fargli dire o fare le cose diversamente da come desiderava lui. Alcuni li accompagni per mano nella crescita, sono timidi e vanno incoraggiati e ci metti tempo perchè non dimostrano autonomia e quindi aggiungi e togli nella speranza di spronarli, ma non decollano, non c'è nulla da fare, restano lì fatti di due o tre righe e magari di una zazzera di capelli rossi e ti piange il cuore perchè senti che se li sapessi ascoltare meglio qualcosa da dire l'avrebbero, ma niente.
Altri che avresti pensato timorati e si dimostrano invece spudorati senza ritegno e dove tu immagini per loro un tenero amore, invece si lanciano in sesso selvaggio con uno/una a cui tu non daresti due lire, ma ognuno deve imparare dai propri errori pure se nasce lì su un foglio di carta, durante un tragitto in bus, ha diritto di sbagliare anche se l'errore avviene  a poche parole dal punto finale e non sai se poi gli avrà fatto troppo male e se sarà stato in grado di risalire. Ci sono racconti partiti da un'emozione troppo grande per rimanerti dentro ed altri da emozioni mai provate ma che desideresti fare tue. Ci sono racconti che partono dalla tua vita e che visti lì nero su bianco paiono quasi più veri di quando li stavi vivendo. Ci sono storie che hai provato a raccontare e nessuno ti ascoltava ed altre che decidi di scrivere perchè sono piaciute ogni volta che le hai raccontate. Ci sono storie che ti soddisfano mentre le scrivi ma non soddisfano chi le legge ed altre storie che piacciono molto ma a te hanno lasciato poco. Ci sono racconti scritti a quattro mani in cui la storia si modifica a tal punto che non sai più da quale ostetrico folle sia stato estratta a forza con forcipe e ventosa, ma la prima volta che la tieni tra le braccia sai irrimediabilmente che è un frutto benedetto e te ne innamori per sempre. Le storie sono una droga che crea dipendenza, un fiume torrentizio, in piena a volte e in secca altre in cui la navigazione è difficile, a tratti impossibile ma tu sei schiavo e devi navigare