Visualizzazione post con etichetta Tiffany in ufficio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tiffany in ufficio. Mostra tutti i post

22 marzo 2010

Una donna in corriera coi piedi di piombo

54 commenti

L’allegra zitella in trasferta tende a lamentarsi ma, in fondo, si diverte: è fuori dall’ufficio e dà prova di sapersela cavare in ogni dove, coi mezzi di trasporto pubblici italiani e stranieri, nonché di affrontare, più o meno indenne, intemperie, scioperi e varie calamità.

L’ultima trasferta della zitella felix si è svolta in quel di Moncalieri.

La sede del convegno, peraltro insolitamente interessante, è in via Pastrengo, a circa un chilometro dalla stazione, quindi si può fare tranquillamente a piedi. La mappa del sito tuttocitta.it sembra chiara: dal piazzale della stazione, proseguire verso via Pastrengo, superare la rotonda e continuare sempre diritto per via Pastrengo, quindi, incontrata la seconda rotonda, andare sempre diritto in via Pastrengo. Siete in via Pastrengo.
Coi piemontesi non ti puoi sbagliare.

Come vestirsi? Una volta tanto, con l’intento di proiettarsi gioiosamente verso la primavera, la zitella felix decide che, oltre ad assumere un ruolo, potrebbe anche vestirsi da donna. Basta col solito tailleur pantalone, tanto autorevole quanto maschile; per questa trasferta si va con la gonna! E la gonna esige un paio di scarpe minimamente femminili. Occorre osare, ci vogliono i tacchi. Di più: è venuto il momento di puntare in alto: lasciamo i tacchetti zitellanti al loro triste destino pendolare e sfoggiamo qualcosa di ardito e slanciante. Ben 5 centimetri sosterranno gli audaci talloni.

Ma la zitella è consapevole del fatto che le scarpe in questione siano nuove di zecca e, udite udite, ben mezzo numero in meno del suo?

Sì, ma… O forse no e il masochismo può fare molto in certi casi, sicché…

Con questi trampoli non è consentito il passo garibaldino, va da sé, quindi passettini misurati e tempi di spostamento necessariamente dilatati.

Finalmente a Moncalieri!
Pronta per un proclama, sebbene la riga del percorso sulla mappa comunista tendesse tutta pericolosamente a sinistra, la zitella, da spirito patriottico guidata, in linea con le azzurre direttive dell’azzurro Sire, sotto l’azzurro cielo protende verso destra. Dopo 500 inutili metri, le estremità incominciano a dare inquietanti segnali di sé. E, come se non bastasse, tocca tornare indietro.
Imboccata la retta via, la zitella in tacco 5 si accorge che la mappa, comunista quale è, ha mentito, e la strada è tortuosa, con cavalcavia da superare, tratti non asfaltati, altrettanti senza marciapiedi e, a un certo punto… Dov’è la via Pastrengo??
Un’indigena, opportunamente interpellata, con sabauda proprietà di linguaggio, così rispondeva: «mi pare che… sì deve andare sempre diritto e passare prima su e poi giù, dove c’è quel coso che sotto ci passa il trèèno, neh? Ha capitoooo?»

Finalmente la meta, il convegno, il pranzo sublime, magistralmente cucinato dagli allievi della locale scuola alberghiera, con tanto di bunet e poi… e poi vorrei essere la Littizzetto da Fazio che si toglie le scarpe ma non lo sono e…

Si è finalmente fatta l’ora del rientro.
Prendere un taxi? Naaaaa
Soffrire, soffrire, un po’ come morire; è questo che s’ha da fare per il paradiso guadagnare?
Credevo di non riuscire a ragionare dal dolore.
Moncalieri-Torino-Milano-Gallarate: sali e scendi, binari da cambiare. Una signora si permette addirittura di chiedermi un’informazione. Cooooosaaa???

Ecco ci siamo, tocca scendere alla fermata ultima e definitiva, ce la farò?

E adesso sì, il taxi!!!! Fino a casa, un chilometro di strada senza camminare! I soldi meglio spesi di tutta l’esistenza pendolare!!

Una cosa sola è chiara, sarà in rima, mai più ignara;
la donna in corriera, ve lo posso confermare,
oramai è assodato, NON LA SO FARE!

11 novembre 2009

Trasferta romana

40 commenti

Roma è una città dalla bellezza commovente. Sempre e comunque. Quando piove o tira vento, quando si soffoca dal caldo, quando si rimane imbottigliati nel traffico, Roma non ti delude mai.
Per questo sprizzo sempre gioia quando vengo mandata in trasferta, anche in giornata, col primo appuntamento a metà mattina (che vuol dire sveglia alle 5) e l’ultimo alle 18 (che vuol dire rientro in notturna), come è successo proprio mercoledì scorso.

Con la furbizia che mi contraddistingue, sono riuscita a fissare una serie di appuntamenti in due sedi universitarie diverse ma non, come sarebbe stato logico e oltremodo opportuno, sei di qua e altrettanti di là. No! Uno di qua e l’altro… di là!!
Avete presente la pallina da tennis durante la partita?

Tra il primo e il secondo appuntamento avevo tempi strettissimi, sicché ho fatto la brillante: arrivata in piazza Fiume, nonostante non avessi i tacchi zitellanti ma le comode clarcke taroccate arancioni, ho optato per un taxi. Sì, ma quale? Sono tutti schierati a semicerchio ma dove inizia la fila?
Mi accosto titubante a uno di loro. Stefania mi scuserà per la poca dimestichezza con l’idioma che cerco maldestramente di rendere: «Deve cercà er primo. Chi è er primooo??» urla il tassista. Improvvisamente e all’unisono si leva un coro di voci spavalde: «So iiooo! So iiooo!». Che fare?
Poi sento un clacson che, insistentemente e ritmicamente, richiama la mia attenzione: è al centro del semicerchio ma salgo, “er primo” pare essere lui.

Dovendo andare alla facoltà di Psicologia sono stata scambiata per psicologa, non fa un plisset.
«Certo che pe voi nun ce sta crisi eh? Semo tutti usciti pazzi. Troppo stress. Io me stavo pure a sbajà strada! Ahò! Anvedi ‘sto laziale!!».

Vorrei tanto trasferirmi a Roma!
E voi, in quale città vorreste lavorare?

22 ottobre 2009

La luce a me dovuta ovvero: Torquemada in ufficio

24 commenti

Oggi mi son detta: “basta perdere tempo, hai mille arretrati, altrettante cose cui metter mano con urgenza, quindi un’occhiata ai blog (il nostro e Tiffany), una scorsa al Buongiorno gramelliniano e poi non si alza più la testa dalla scrivania come ai vecchi tempi”.
Ma la vostra amica ciacolante propone, e le dinamiche dell’ufficio dispongono.
Così, appena entro nella stanza, mi imbatto di nuovo nella luce che non funziona, già da ieri pomeriggio: odio il neon e quando poi si scarica è ancora peggio. La giornata è bigia, io sono miope da un occhio e astigmatica dall’altro, vi lascio immaginare. Direbbe Luca: non va!

Allora ho recuperato la lampada del mio spasimante informatico dal cuore infranto, pensando fosse l’occasione più propizia.
Ed ecco l’inutilità fatta lampada!
Litigo per un quarto d’ora con le prolunghe usb e la posizione da far assumere alla lampada stessa. Quindi riesco ad accenderla e questa scorbutica mi acceca senza neanche avvisarmi.
No, non ci siamo ancora, non serve a niente. La luce acceca ma non illumina.

All’entrata dell’ufficio abbiamo una bellissima lampada alogena che nessuno usa. È lì a prender polvere. Chiedo e controllo l’ubicazione delle prese.
Ma prima che riesca ad agire, ecco il Capo che, nel vano tentativo di emulare il Paladino Orlando, si appropinqua di lampada armato e… fiat lux!
E luce, in effetti, fu. E che bella! Gialla, calda, sembra un ufficio serio. I miei stanchi occhi si adeguano subito al bello.

A un certo punto le narici incominciano a pensarla diversamente dagli occhi, c’è decisamente puzza di bruciato… Eppure la spina non è calda.
Placido rispose il Paladino Orlando alla preoccupata novella Illuminata: «Sì, sono le varie falene e “compagnia cantante” [sic], tutti gli insettini volanti che si sono annidati dentro».

In sei parole dialettali: la sa un pu da grèm (sa di bruciato).

Mi sento un’assassina.
Che fare?

6 ottobre 2009

Stimatissimo dottore, accolga questa mia

18 commenti

Questa mia cosa?? Eh eh, qui viene il bello, in effetti.
Innanzitutto grazie ad Alessandra che mi ha dato l’idea per questo post sul linguaggio in ufficio. Qui da noi, ogni santo giorno, bisognerebbe accendere un monitor con l’esclamazione esasperata di Nanni Moretti in Palombella rossa: «Ma come parli?!». In effetti, mi tocca sentirne parecchie.

Incominciamo dal capo: tendenzialmente barocco nelle espressioni orali e scritte, usa spesso la negazione a guisa di affermazione. Ossia: «una questione di non secondaria importanza». Non potrebbe semplicemente dire una questione importante??
Per lui gli argomenti sono sempre «di grande impatto» e ci vediamo regolarmente «tra sette minuti» (che poi diventano quaranta, quando non si dimentica del tutto).
Mi raccomando poi di seguire il Precetto Unico del Vero Capo: «lavorare al meglio essendo preparati al peggio», tenendo ben presente che «il meglio è nemico del bene».
Che fare, infine, quando si è nel campo «delle profezie che si autoavverano»? Qualcuno mi spiega che cosa vuol dire?.
L’intercalare preferito, è l’abusato «come posso dire…», seguito da un ponderato sospiro e da una smorfia che vorrebbe essere intellettuale.

La sua vice numero uno ripete a ruota un po’ troppo libera una sfilza infinita di «cioè cioè cioè cioè cioè», solo sporadicamente inframmezzati e completati da un «cioè… assurdo!!», formula olistica, utilizzata quale deus ex machina che risolve un concetto.
Quando siamo in riunione, conto tutti i cioè che riesce a sparare: la settimana scorsa, in venti minuti, ne ho contati ben 47. Nuova voce per la cabala: vice capo (fin troppo viva) che parla. E parla, parla, parla, parla, parla…

La vice numero due possiede l’eloquio di un cavernicolo. Glissons.

Er mejio: il collega la cui espressione preferita ha dato il titolo al post.
È una formula che usa con gli esterni dell’ufficio, quando deve consegnare loro qualcosa e, in questo modo, è convinto di aver finito il suo lavoro e, soprattutto, di aver ottenuto tutto quello che gli interessa. Cioè niente.
Pare che, prima dell’estate, lo abbia detto addirittura a un vigile! Il senso voleva essere: «accolga questa mia osservazione»! Ma il vigile, secondo voi, avrà capito? E, se sì, gli avrà aumentato l’importo della multa come avremmo fatto tutti, solo per quello che gli ha detto?

E adesso: fuori le vostre chicche!

5 ottobre 2009

Habemus certificationem!

20 commenti

Un anno di lavoro (di "secondo lavoro", diciamo...) a preparare cartaccia, un mese per sistemare le cartacce degli altri e preparare la (anzi, LE) certificazione di oggi... insomma, proprio come all'università: ti prepari per mesi poi puff... finito! (bene, tra l'altro)


E poi, il riposo del guerriero.
Arrivi a casa, ripercorrendo la stessa strada che per settimane hai percorso completamente libera (perche' alle 23 non c'eri in giro che te, qualche "peripatetica" e qualche gatto), oggi percepisci che qualcosa e' cambiato: la coda per strada, la gente al supermercato, non c'e' piu' l'eco dentro al frigorifero.

E mi pare di udire anche delle voci, cosi' come Ulisse sentiva le Sirene... le voci vengono dal cuscino che dice "vieni... vieni a nanna... " :)

Scusate la latitanza, non lo faccio piu' (fino a domani..)

g.

22 settembre 2009

Ecce George

6 commenti
Vi presento… non Jo Black che, diciamocelo, sarà pure carino ma non porta esattamente fortuna.
Vi presento invece George, il mio, l’unico, l’inimitabile. Il mitico ranocchio portagioie che mi hanno regalato i miei colleghi per il mio compleanno.
Ognuno ha le sue gioie (e i suoi dolori): le mie gioie, in ufficio, sono le cialdine del caffè che mi fanno sempre felice e mi ricordano l’Essere che le pubblicizza.
A differenza dell’attuale fidanzato canalisiano, che un giorno sta per mollare la nuova dolce metà e il giorno dopo fissa la data delle nozze, il MIO George non delude mai. Vero è che deve fare una cosa sola, cioè conservare le sue stesse cialdine ma lo fa talmente bene che ormai mi ci sono affezionata

E voi? Dove conservate le vostre gioie e i vostri tesori? Avete un posto particolarmente farlocco come il mio?

26 agosto 2009

Una modesta proposta

9 commenti

Gesù Gesù, stamattina ho ripreso a lavorare…
È tutto terribile: innanzitutto oggi pomeriggio sono qui tutta sola col capo che mi chiamerà in media ogni due minuti. “Ha verificato, ha scritto, ha fatto, ha detto???!”. E io non mi ricordo niente di quel che ho lasciato in sospeso a fine luglio, ovviamente.
Sulla scrivania ho trovato solo guai, alcuni stantii, altri nuovi di zecca.
Ah, naturalmente, per non smentirsi, colleghi e portinai mi hanno fatto morire le mie splendide piantine.

Ora, la domanda è: che fare? (A parte ripagare i colleghi con la stessa moneta e farli morire di sete).
Come sopravvivere alla prima giornata di rientro vacanziero?

Io, per il momento, mi sento solo di avanzare una modesta proposta: abolire il rientro dalle vacanze!

Resto in spasmodica attesa di consigli!!

22 luglio 2009

Les fleurs du travail

13 commenti

Stare in ufficio è sempre faticoso, soprattutto quando mancano pochi giorni alle vacanze, o quando l’atmosfera è tesa o, semplicemente, ci siamo alzati con la luna storta. Allora si cerca di rendere l’ambiente meno ostile e di ingentilirlo con un qualche tocco personale.
Quella che vedete qui è, pardon, era, la mia azalea splendidamente fiorita, prima che quegli assassini dei miei colleghi me la facessero morire di sete. Su questo mi sono già lamentata abbastanza, quindi evito di riproporvi i miei borbottii; sono molto orgogliosa del mio balconcino fiorito, così come della mia scrivania piena di oggettini kitsch che vanno spostati almeno due volte la settimana per le pulizie ma aiutano a vivere meglio l’ufficio. Un po’ come i sogni di Marzullo…

E voi avete qualche feticcio? Qualche oggetto a cui siete particolarmente legati o, semplicemente, qualcosa di buffo che vi faccia sorridere ogni mattina o almeno tenti di farlo?

10 luglio 2009

Lavorare stanca

12 commenti

Lavoratori ciacolanti del blog, unitevi!
Quella che vedete qui, è il mia scrivania nella versione ordinata. Figuratevi quindi quando è nel vortice del disordine diabolico fatto di carte, libri, generi di conforto, agende (sono ancora molto affezionata al cartaceo), penne, matite, giornali e svariate altre amenità.
Naturalmente la foto è sovraesposta, sono una pessima fotografa.
Il cervo che si intravede sul desktop del computer fa parte di una serie di immagini che il salvaschermo va a pescare dopo una decina di minuti di pausa; la sottoscritta, in questi casi, si lascia ipnotizzare per un po’ prima di riprendersi e di ricominciare. È una piccola, innocente strategia di sopravvivenza.
Per il mio compleanno, poi, i miei colleghi mi hanno regalato uno splendido ranocchio di ceramica con un cappello da mago (non compare nella foto): dovrebbe essere un portagioie ma dentro, invece del principi, ci ho messo le cialdine del caffè, quelle di George, “what else?!”.

Raccontate anche voi le vostre scrivanie, quelle su cui lavorate, studiate, leggete o semplicemente appoggiate tutto quel che avete in mano quando entrate in casa. Come sono? Ordinatissime? O vi si rivoltano contro ogni giorno come la mia?

3 luglio 2009

Ma Tarzan lo fa!

7 commenti
Diciamocelo: quello dello stagista è il lavoro più ingrato e frustrante che esista. Lo so per esperienza personale: tre mesi di fatica gratis in attesa di un lavoro vero che poi, molto fortunatamente, nel mio caso, è arrivato. Sono già passati sette anni e mezzo ma me lo ricordo come fosse ieri.

Tutto ciò ragionevolmente premesso, qui in ufficio abbiamo, da qualche tempo, una nuova stagista neolaureata che sprizza fin troppa energia.
Dopo una sola settimana di lavoro, decide che il venerdì pomeriggio è dedicato al cazzeggio… Bontà sua, peccato che il resto dell’ufficio stia lavorando, o tenti, o finga di farlo.
Poi si presenta munita di auricolari, e… sciambola! Musica a palla che si sente ovunque, heavy metal senza pietà per le orecchie altrui e che s’è visto s’è visto. Le parli… niente. Tenti gesti disperati e inconsulti per attirare la sua attenzione: no, troppo occupata nell’ascolto di un assordante rumore. Altro che OSVI!
Quindi, ogni tanto, esce e non si sa né se né quando tornerà.

Attendo fiduciosa consigli su come agire, diplomaticamente ma efficacemente, nonché vostri racconti analoghi, se ne avete. Che succede nei vostri uffici? C’è qualche Tarzan anche da voi?