
L’allegra zitella in trasferta tende a lamentarsi ma, in fondo, si diverte: è fuori dall’ufficio e dà prova di sapersela cavare in ogni dove, coi mezzi di trasporto pubblici italiani e stranieri, nonché di affrontare, più o meno indenne, intemperie, scioperi e varie calamità.
L’ultima trasferta della zitella felix si è svolta in quel di Moncalieri.
La sede del convegno, peraltro insolitamente interessante, è in via Pastrengo, a circa un chilometro dalla stazione, quindi si può fare tranquillamente a piedi. La mappa del sito tuttocitta.it sembra chiara: dal piazzale della stazione, proseguire verso via Pastrengo, superare la rotonda e continuare sempre diritto per via Pastrengo, quindi, incontrata la seconda rotonda, andare sempre diritto in via Pastrengo. Siete in via Pastrengo.
Coi piemontesi non ti puoi sbagliare.
Come vestirsi? Una volta tanto, con l’intento di proiettarsi gioiosamente verso la primavera, la zitella felix decide che, oltre ad assumere un ruolo, potrebbe anche vestirsi da donna. Basta col solito tailleur pantalone, tanto autorevole quanto maschile; per questa trasferta si va con la gonna! E la gonna esige un paio di scarpe minimamente femminili. Occorre osare, ci vogliono i tacchi. Di più: è venuto il momento di puntare in alto: lasciamo i tacchetti zitellanti al loro triste destino pendolare e sfoggiamo qualcosa di ardito e slanciante. Ben 5 centimetri sosterranno gli audaci talloni.
Ma la zitella è consapevole del fatto che le scarpe in questione siano nuove di zecca e, udite udite, ben mezzo numero in meno del suo?
Sì, ma… O forse no e il masochismo può fare molto in certi casi, sicché…
Con questi trampoli non è consentito il passo garibaldino, va da sé, quindi passettini misurati e tempi di spostamento necessariamente dilatati.
Finalmente a Moncalieri!
Pronta per un proclama, sebbene la riga del percorso sulla mappa comunista tendesse tutta pericolosamente a sinistra, la zitella, da spirito patriottico guidata, in linea con le azzurre direttive dell’azzurro Sire, sotto l’azzurro cielo protende verso destra. Dopo 500 inutili metri, le estremità incominciano a dare inquietanti segnali di sé. E, come se non bastasse, tocca tornare indietro.
Imboccata la retta via, la zitella in tacco 5 si accorge che la mappa, comunista quale è, ha mentito, e la strada è tortuosa, con cavalcavia da superare, tratti non asfaltati, altrettanti senza marciapiedi e, a un certo punto… Dov’è la via Pastrengo??
Un’indigena, opportunamente interpellata, con sabauda proprietà di linguaggio, così rispondeva: «mi pare che… sì deve andare sempre diritto e passare prima su e poi giù, dove c’è quel coso che sotto ci passa il trèèno, neh? Ha capitoooo?»
Finalmente la meta, il convegno, il pranzo sublime, magistralmente cucinato dagli allievi della locale scuola alberghiera, con tanto di bunet e poi… e poi vorrei essere la Littizzetto da Fazio che si toglie le scarpe ma non lo sono e…
Si è finalmente fatta l’ora del rientro.
Prendere un taxi? Naaaaa
Soffrire, soffrire, un po’ come morire; è questo che s’ha da fare per il paradiso guadagnare?
Credevo di non riuscire a ragionare dal dolore.
Moncalieri-Torino-Milano-Gallarate: sali e scendi, binari da cambiare. Una signora si permette addirittura di chiedermi un’informazione. Cooooosaaa???
Ecco ci siamo, tocca scendere alla fermata ultima e definitiva, ce la farò?
E adesso sì, il taxi!!!! Fino a casa, un chilometro di strada senza camminare! I soldi meglio spesi di tutta l’esistenza pendolare!!
Una cosa sola è chiara, sarà in rima, mai più ignara;
la donna in corriera, ve lo posso confermare,
oramai è assodato, NON LA SO FARE!





