
In un cassetto nel tuo ginocchio ho depositato per le generazioni future la tua foto così come mi apparisti raggiante quel giorno d’aprile del secolo secondo avanti Cristo col naso rosso per il freddo e quella tua smorfia ironica ma impercettibile a destra della bocca, lo sguardo in ombra e i buchi alle orecchie appena fatti.
Sotto il polso in un cassetto segreto ho conservato per gioco la collezione dei francobolli che mi hai spedito dal mondo durante i tuoi viaggi alla ricerca di un filtro per conservarti sempre giovane, assieme a lettere d’oro e cartoline ingiallite dalle piogge.
In un altro cassetto aperto sul seno ho nascosto sul fondo fra gli asciugamani e l’accappatoio il piccolo ditale col quale battevi a ritmo della musica l’alfabeto Morse appena inventato la sera in cui comunicasti contro il perno delle forbici che il tuo corredo era finito.
E in un cassetto sopra il fianco sinistro ho riposto quel disco di Neil Young ancora imbustato come l’abbiamo comprato a Bari il giorno che fuggimmo dalla conferenza archeologica per rifugiarci in una libreria a spulciare libri d’arte e poi bere caffè nero. Quando partimmo, dal finestrino del treno mi indicasti il punto preciso in cui saresti stata sepolta, lì dove sarei venuto a cercarti.
Antonio Lillo