29 marzo 2010

Incipit del 29 marzo






Gustì era molto vecchio, quando iniziò a morire.
Nessuno della famiglia Baracca aveva mai superato i settanta.
Solo suo fratello Mario c'era andato vicino.
Gli mancavano tre mesi esatti quando si sdraiò all'ombra del grande ciliegio di fronte ai recinti di Bigiunto, dove pascolavano i cavalli che avevano allevato per tutta la vita.
Non si rialzò mai più.
Lino, un cugino di parte materna, rinomato fra le ballerine del centro sociale Le colonne per il suo passo di mazurka e i capelli alla Amedeo Nazzari, si era fermato a sessantaquattro anni e cinque mesi, ruzzolando da una sedia a casa di una vicina che gli stava preparando il caffè.
Un malore improvviso, si disse poi.
In realtà, nessuno di loro è morto.
I vecchi, almeno qua, non muoiono.
Da noi i vecchi, "i s'avèja".
Si avviano.


Cristiano Cavina. Nel paese di Tolintesàc. Marcos y Marcos editore.

Un invito alla lettura per tutti coloro che hanno avuto un nonno o una nonna, specie se hanno molto raccontato, regalando fantastici romanzi alla nostra infanzia. Più belli di qualsiasi sceneggiato, che ancora tornano alle nostre orecchie, che ancora sanno emozionarci, che ancora ci tengono per mano.

18 commenti:

Anna S ha detto...

Dev'essere uno di quegli autori che o si ama o si odia, almeno leggendo le recensioni su Ibs. Pare non ci siano mezze misure.

Bene, quindi lo leggerò senza pregiudizi e vi saprò dire. Ma adesso sono alle prese col "Baudolino" di Eco: le prime pagine sono assolutamente esilaranti, il resto... speriamo che tenga! (cit.)

amanda ha detto...

mia sorella si è spenta lungo Baudolino e me l'ha sconsigliato

Anna S ha detto...

Ecco...

alessandra ha detto...

Già segnato sul tomo di circa 400 pagine dell'elenco dei libri che leggerò...ma questo voglio leggerlo davvero, ah come mi mancano le mie nonne, una era una grande affabulatrice, raccontava tante storie, l'altra era la dolcezza e la premura fatta persona con la merenda sempre pronta. Di nonni invece ne ho avuto uno solo anche se è morto quando io avevo 8 anni, l'altro non l'ho conosciuto...come mi manca anche quell'odore buono e antico dei nonni.

amanda ha detto...

la nonna del protagonista sa di spuma di sciampagna, la mia nonna di borotalco e se chiudo gli occhi posso ancora sentirlo il profumo della sua pelle

Gloria ha detto...

mia nonna Teresina profumava di felce azzurra e acqua di colonia ed era un donnone forte e deciso. le sue merende pantagrueliche erano famose. l'ora della merenda era una festa. passavo i miei pomeriggi con lei e insieme facevamo di tutto : dal cantare al cucinare. mi faceva sempre pulire la verdura. ero una specialista nel pulire i fagiolini.
leggere quel libro sarà un pò come rivivere i bei tempi

amanda ha detto...

oh sì si sgranavano piselli, fagioli, si toglieva il filo e l'astremità dei fagiolini, e si mondava il riso: allora si doveva fare. A casa mia era un gineceo: nonna Erminia, zia Linda, Ortensia, la mia tata ed aiuto di mia nonna,dopo che era andata in pensione da barista del caffè dei miei nonni, zia Giovanna sorella di mio nonno e cognata di mia nonna, ma non nel senso di sorella di mio nonno, o meglio non solo era anche la moglie del fratello di mia nonna, zio Giulio (se non ci avete capito niente vi comprendo: ci ho messo anche io anni), zia Gemma sorella più giovane di zia Giovanna e di nonno Valentino, quella della cintura del dottor Jukebox o del dottor Zivago ecco figuratevi quanti racconti

Anna S ha detto...

EEEEHHH??

:-)))

Gloria ha detto...

A me piaceva tanto pulire la verdura con mia nonna : si parlava tanto. lei aveva una parlantina fulminante. ti ubriacava, parlava parlava parlava. quasi sempre in dialetto. ed era un tipo che non perdonava. mi ricordo che aveva comprato un paio di scarpe a mio nonno Pino. a lui non piacevano e così se le modificò : tolse i lacci e ci mise una fibbia e le dipinse di argento :un colore che gli era avanzato dopo aver ridipinto la biciletta. mi ricordo la faccia di mia nonna quando ha visto mio nonno entrare in casa con le scarpe argentate. quando andava in bici però le scarpe si abbinavano parecchio e lui era soddisfatto.

amanda ha detto...

leggi bene e pensaci: potrebbe essre un problema delle elementari ;-)

amanda ha detto...

la mia nonna Erminia spesso parlava in rima e mi cantava sempre Puccini o le operette

alessandra ha detto...

Ecco anche casa mia è sempre stata un gineceo, io, mia sorella, mia mamma, 2 nonne, quattro sorelle di mia mamma, a Natale era tutto un vociare femminile...povero papà....

Pure io sgranavo fagioli e piselli, che soddisfazione!

oriana ha detto...

ma le avete viste le nonne moderne, altro che sgranare piselli quattro salti in padella e voilà!

oriana ha detto...

vi ho già parlato del mio meraviglioso nonno che era cieco. Quanti pomeriggi passati a leggere per lui, quanti racconti. Adesso ho tanti nonnini al centro il giovedì, ora siamo noi a preparare la merenda per loro, e li facciamo giocare a tombola. Il cerchio si chiude.

amanda ha detto...

leggi il libro Oriana anche lì un cerchio si chiude

claudia ha detto...

Amanda, ma dove li peschi sti libri!
Questo incipit mi piace proprio tanto. Mi sa che é uno di quei libri che ha il potere di risucchiarti tra le sue pagine mescolando il racconto con il passato di chi legge.
Io i nonni purtroppo non li ho conosciuti, ma ho adorato mia nonnina materna, che mi ha coccolato e cresciuto quando ero piccola e ora adoro la mia ganzissima nonna paterna quasi centenaria :-)

Beh, passo e chiudo. Vado tristemente a vedere le ultime proiezioni del lazio...la speranza é l'ultima a morire...

maria grazia ha detto...

Che bel libro Amanda!
Io ho conosciuto un nonno solo, che poi è quello che mi ha fatto ubriacare con l'idea che dovevo imparare a bere, ma io avevo solo 7 o 8 anni... e infatti non tollero il vino rosso che prende la scorciatoia e va in testa alla velocità della luce.
Le due nonne invece erano molto diverse tra loro, la nonna materna viveva in campagna, io dormivo nella stanza con lei per tuta l'estate,e tutte le sere la nonna mi raccontava una storia, mi parlava in fiulano e così succedeva che finite le vacanze estive, dopo 3 mesi, al ritorno a Milano non ero piu' in grado di parlare italiano.
L'altra nonna, quella paterna, viveva in città, a Torino, ogni anno al ritorno dal Friuli, a partire dai 7-8 anni, trascorrevo 10-15 giorni con i nonni paterni, il nonno mi faceva bere e la nonna mi portava allo zoo, al cinema, dal parrucchiere, a fare compere in centro, a mangiare i dolci nelle pasticcerie in centro.
I nonni pero' anche oggi sono una certezza, in molti casi aiutano i genitori ad allevare i bambini, per fortuna, perchè le babysitter costano e non hanno lo stesso senso di responsabilità dei nonni.

alle ha detto...

Di questo scrittore conosco I frutti dimenticati che mi incuriosì
per il titolo e acquistai un pò a scatola chiusa fidandomi anche della casa editrice che ha sempre
lavorato con "casi" speciali.
Una storia di padri e figli, dei sentimenti maschili.

Mi ero ripromessa di continaure la conoscenza di questo scrittore ed
ora, grazie al suggerimento di Amanda, riprenderò proprio da questo titolo che direi è proprio dialetto emiliano.

Io non ho avuto i nonni vicini, la
mia omonima è morta che ero molto piccola, mio nonno paterno che ho visto più di tutti era un personaggio strano, poco tenero e
con carattere difficile. I miei nonni materni erano invece persone
buone e semplici, lei di poche parole e timidi sorrisi, lui un giocherellone, tenero e con grandi
occhi celesti. Memorabili i suoi guancia a guancia quando non si radeva da qualche giorno. Il mio faccino ne usciva malridotto, ma il mio cuoricino gongolava......
Figure quasi assenti nella mia infanzia, di cui ancora oggi sento la mancanza.