13 luglio 2009

La voce a te dovuta

Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.

Ah come vorrei essere
Sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
Riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
Il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
Sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca la tallone,
bruno.

Ah, come vorrei essere
Vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Esser
La materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
- collana, profumi, seta antica –
- di cui senti la mancanza
domandi: « Ah, ma dov’è? »

Ah, e come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola,
l’allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l’amore di cui tu ti innamorassi.

Ma
non sono che quello che sono.


Pedro Salinas da “La voce a te dovuta” Einaudi Editore

Mi sono innamorata dei versi che ho messo in grassetto, trovo che desiderare di essere l’allegria di una persona sia un atto d’amore incommensurabile.

4 commenti:

stefania c. ha detto...

e vabbè, amanda, allora dillo... ma lo sai che salinas è uno dei miei poeti preferiti? ho scoperto quel meraviglioso libro di poesie una quindicina d'anni fa, e da allora è diventato per me come la copertina per linus... è stato l'unico libro che mi ha seguito in tutti i traslochi, è ormai logoro, ha le pagine strappate, è ingiallito dal tempo, ma ancora riesce ad emozionarmi come la prima volta che l'ho letto... è la magia della poesia.

te ne copio un'altra, che è una delle mei preferite.
eccola:


Sperdutamente
amanti, per il mondo,
Amare! Che confusione
senza pari! Quanti errori!
baciare volti invece
di maschere amate.
Universo in equivoci:
minerali in fiore,
che vogano nel cielo,
sirene e coralli
sulle nevi perenni,
e nel fondo del mare,
costellazioni ormai
stanche, transfughe
dalla gran notte orfana
dove muoiono i palombari.
Noi due. Che smarrimento!
Questa strada, l’altra,
quella? Le carte, false,
scombussolando le rotte,
giocano a farci smarrire,
fra rischi senza faro.
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell’errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
Dell’allegria purissima
di sbagliare e trovarci
sulle soglie, sui margini
tremuli di vittoria,
senza voglia di vincere.
Con il giubilo unico
di vivere una vita
innocente tra errori,
e che non vuole altro
che essere, amare, amarsi
nell’immensa altezza
di un amore
che si ama ormai
con tanto distacco da tutto
ciò che non è lui,
che si muove ormai al di sopra
di trionfi o di sconfitte,
ebbro nella pura gloria
della sua certezza.

amanda ha detto...

Già Stefania la Salinas dipendenza a quanto pare è molto diffusa!

Anna S ha detto...

A questo punto mi vergogno definitivamente e prendo atto dell'ennesima lacuna da colmare

mariangela ha detto...

@anna mi associo io sono tutta da colmare,ma sto prendendo atto che nn è mai troppo tardi,per acculturarmi.