6 maggio 2010

Giro Girotondo

Stamattina mi rifrullavano in testa i Pink Floyd, avevo voglia di farmi dare il buongiorno dalla voce di David Gilmour, perciò mi sono messa ad ascoltare l’ultimo album che hanno inciso in studio alla metà degli anni novanta, “The Division Bell”; so che per i puristi quelli non sono già più i veri Pink Floyd, ma a me sono piaciuti molto anche quelli anni 80 e 90 senza Roger Waters.

In questo album c’è una canzone che ha una musica che è una boccata di aria fresca, si chiama “Take it back”; il testo è piuttosto semplice, non è certamente fra i più raffinati e intensi dei Pink Floyd. E’ una canzone che ad un primo ascolto mi sembrava dedicata ad una donna, ad un gioco di forza in una coppia, in cui lui la maltratta, la spinge fino al limite e si rende conto alla fine che lei prima o poi potrebbe riprendersi il suo amore. Successivamente, leggendo una recensione dell’album, ho scoperto che invece la Lei in questione era la Terra, nel video ufficiale della canzone, che ho allegato, è evidente il riferimento alla natura. Il gioco di forza è quello tra l’uomo e la Terra, che fa piovere benigna il suo amore “fluido come una brezza” mentre l’uomo la spia, fa promesse che non può mantenere, preda tutto quello che può e la spinge fino al limite per vedere se si spezzerà. Ad un tratto l’uomo riesce a intravedere gli avvertimenti che gridano da tutti i lati il pericolo imminente: ”Lei potrebbe riprendere tutto indietro”.

Gli avvenimenti recenti ci parlano proprio di un gioco ormai al massacro che stiamo conducendo con il nostro pianeta, siamo diventati degli inquilini troppo irrispettosi, invadenti, pretenziosi. Quando in televisione vedo le immagini della marea nera di petrolio che continua a fuoriuscire nel Golfo del Messico, minacciando interi ecosistemi, mi viene voglia di farci sguazzare dentro i proprietari ed i dirigenti dell’azienda britannica che, per risparmiare soldi, non hanno dotato la piattaforma petrolifera dei necessari dispositivi di sicurezza.

E intanto dentro mi canto la bellissima “Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli:

“Eppure il vento soffia ancora

Spruzza l’acqua alle navi sulla prora

E sussurra canzoni tra le foglie

Bacia i fiori li bacia e non li coglie

Eppure sfiora le campagne

Accarezza sui fianchi le montagne

E scompiglia le donne fra i capelli

Corre a gara in volo con gli uccelli

Eppure il vento soffia ancora!”

In questo tiro alla fune con la natura prima o poi finiremo tutti a terra come nella filastrocca del girotondo: casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra... e però non ci sarà da ridere.

13 commenti:

amanda ha detto...

maremma è da giorni che postiamo solo cose che fanno venire il magone, ero una ragazzina quando Bertoli cantava eppure soffia ed ero bambina quando Celentano cantava l'albero di trenta piani e già allora qualcuno capiva l'imminenza della catastrofe, adesso che abbiamo due piedi non uno sul ciglio dell'abisso (se non l'abbiamo già superato) c'è ancora gente che nega tutto e cola il cemento, cola cola cola

alessandra ha detto...

Hai ragione cara Amanda, lo sai che mi piace molto esercitare il muscolo risorio, ma la catastrofe del Golfo del Messico meritava un post, quelle immagini ti entrano dentro.

maria grazia ha detto...

hai ragione Ale, quello sta succedendo nel Golfo del Messico è terribile, la flemma inglese mi ha fatto venire il mal di stomaco, si sono mossi in ritardo e oltretutto hanno mentito sulla quantità di greggio che fuorisciava dalla falla.. tanto loro vivono a miglia di chilometri che gli importa...

alle ha detto...

La natura ha ragione quando ogni tanto strattona e ci sommerge d'acqua, squarcia la terra, riempie i cieli di fumo..........
L'uomo è colpevole per tutto il male che il pianeta terra, con la sua fauna e la sua flora, ha subito finora, non ci sono pezze.
La catastrofe del Golfo dovrebbe anche far riflettere sul fatto che bisogna iniziare seriamente a ridurre l'uso del petrolio. E va reinventato un modo nuovo di vivere che trovi anche una più stretta simbiosi con la natura invece di operare alla sua quotidiana distruzione. Serve un nuovo messia che ci guidi verso questa nuova era, solo così forse....

amanda ha detto...

e cos'è la prima volta che si minimizza? con quante ore di ritardo il mondo ha saputo di chernobyl, cosa ci fu raccontato? cosa a quella povera gente? chi si ricorda di bhopal cosa raccontò la union carbide? e dell'icmesa di seveso? quanto si è scritto della catastrofe ambientale connessa all'abbattimento delle torri gemelle che si è andata a sommare al disastro civile dovuto all'attentato?

Gloria ha detto...

Vorrei aggiungere anche le 1500 vittime di casale monferrato.e il numero è solamente destinato a crescere. possibile che nessuno sapesse niente??

amanda ha detto...

anfatti per anni amianto come se piovesse ed ancora adesso: dove giace? quanto ne è stato rimosso con le dovute cautele?

alessandra ha detto...

Per alleggerire i pensieri pesanti ceh ho scatenato, avete gradito la canzone dei Pink Floyd, che ne pensate?

maria grazia ha detto...

hai ragione Amanda, non è la prima volta che minimizzano davanti ai disastri

oriana ha detto...

ma gente, il tempo è grigio, la politica è corrotta, l'Italia va a rotoli, la natura si ribella, l'uomo ci mette del suo per combinare disastri ambientali...
che facciamo? ci tagliamo le vene?

Marilina ha detto...

O ci mettiamo attorno ad un tavolo rotondo (giro girotondo..), ognuno porta qualcosa da mangiare e bere, e cominciamo a sognare e progettare un mondo migliore..

Non possiamo correre con i soldi nelle tasche. Dobbiamo correre con la speranza nel cuore e i sogni nella testa (libera interpretazione di Emil Zatopek, 1922 - 2000).

oriana ha detto...

@ Marilina: buona la tua!

alessandra ha detto...

Grande Marilina!