28 maggio 2010

Josefov




La magia di Praga è strettamente connessa alla storia del suo ghetto, il quartiere di Josefov. Lì vissero Rabbi Loew ed il suo Golem.
Del ghetto di Praga poco è rimasto, le sue miserie, i suoi misteri, finirono ben prima che i suoi abitanti trovassero orribile fine nel campo di concentramento di Terezin. Nel 1893 la città ebraica fu risanata e quindi rasa al suolo ad eccezione del famoso cimitero (in cui si dice che riposino 12.000 ebrei)e di poche sinagoghe. Al suo posto eleganti vie con palazzi Art Nouveau.
La visita al cimitero è molto suggestiva. L'affastellarsi- accatastarsi delle migliaia di steli di epoche diverse fa venire in mente da una parte Nezval:

"Le nostre vite sono come la notte e il giorno
arrivederci stelle uccelli labbra delle donne
arrivederci morte sotto il prunalbo in fiore
arrivederci addio arrivederci addio
arrivederci buona notte e buon giorno
buona notte
dolce sonno"

dall'altra l'antologia di Spoon
River
.

Degli altri siti ebraici, a parte la grazia austera della sinagoga vecchio-nuova, quello che mi ha colpito di più è la Sinagoga Pinkas, un vero memoriale all'olocausto, le sue pareti sono ricoperte dei nomi di coloro che furono deportati e massacrati a Terezin.
Ma la cosa più straziante è al piano superiore: la raccolta dei disegni dei bimbi detenuti a Terezin, siano essi sopravvissuti almeno nel corpo o annientati dalla ferocia omicida. Alcuni associati alla foto ritrovata di chi aveva fatto quei disegni. Alcuni con il sole ridente così assurdamente simile a quello che fanno sempre i bimbi, altri segnati nei colori e nei soggetti dalla sofferenza e dalla consapevolezza dell'orrore.
Quale ammasso di letame può concepire il calvario e la morte degli innocenti?
Chi si può chiamare estraneo adducendo la scusa di obbedire ad un ordine?

E la sapete la cosa più atroce? Tutti gli oggetti raccolti nel museo ebraico furono accatastati, schedati e riordinati dai nazisti stessi che, con quel materiale, si dice, volessero creare un museo della razza estinta

7 commenti:

alessandra ha detto...

Una delle scene che mi ha più impressionato di Schlinder's List è quella in cui i deportati salgono sul treno e i tedeschi sottraggono loro le valige, rassicurandoli che verranno restituite al loro arrivo a destinazione; invece nell'inquadratura successiva si vedono gli stessi militari svuotare questi bagagli di vestiti, gioielli, ricordi che ovviamente non torneranno mai più ai legittimi proprietari.
Purtroppo ancora oggi ci sono persone, anche professori universitari (c'è stato il caso anche di un ricercatore dell'Università La Sapienza di Roma) che continuano ad avere tesi negazioniste, non ci sono parole per definire i loro comportamenti.


I ghetti ebraici, al di là ovviamente dell'idea orribile di confinare un gruppo etnico in una zona separata di una città, sono sempre delle zone che mi colpiscono, a Roma la zona del ghetto, vicino al Lungotevere e all'isola Tiberina, è un gran bel posto, con la sinagoga, il Portico d'Ottavia, i negozi di dolciumi della tradizione ebraica, gli ottimi ristoranti in cui la cucina tradizionale giudaica si intreccia con quella romana. Anche la zona del ghetto di Bologna è molto bella.

Mafaldanellarete ha detto...

" Avevamo imparato la rassegnazione, avevamo disimparato a stupirci. Non c’erano rimasti né orgoglio, né egoismo, né amor proprio; e gelosia e passione ci sembravano concetti da marziani, futili per giunta. Era molto più importante imparare a riabbottonarci i pantaloni in inverno, con il gelo: cosa tutt’altro che facile, ho visto uomini adulti piangere per questo. Capivamo che la morte non era peggiore della vita e non temevamo né l’una né l’altra"
I racconti della kolyma - parla dei gulag, ma le parole si possono benissimo riadattare, l'annullamento della dignità umana non ha confini geografici o politici. E' pura follia

amanda ha detto...

infatti credo che chi concepisce la sofferenza altrui sia materiale che manca di dignità. Chi ha dignità non può concepire di ledere la dignità altrui

|dreams of clouds| ha detto...

Ci sono stato a Praga ed è una città a dir poco affascinante. Sono stato anche in quella sinagoga e devo dire che è stato molto "raccapricciante" scoprire che quei nomi appartenevano alle vittime. E' la ferita di Praga.

amanda ha detto...

è in realtà una delle ferite di Praga, ti assicuro che la città prima della caduta del muro aveva tutt'altro aspetto e tutt'altro fascino, non che non lamassi così decadente, ma era proprio un'altra città

Gloria ha detto...

che ferita dolorosa. che posti toccanti. il tuo Amanda non è stata solo una vacanza ma anche un viaggio nella storia che è bene sempre ricordare. fa male, ma è giusto

alle ha detto...

Di genocidi in giro per il mondo ce ne sono stati tanti. Quello degli ebrei ci coinvolge tanto non solo per il numero delle vittime, ma proprio per queste testimonianze tangibili, visibili, di quanto atrocemente la dignità sia stata calpestata e la vita spezzata. Inutilmente.