25 giugno 2010

summer days




Da adolescente i miei fine giugno erano caratterizzati da una serie di avvenimenti:

1) la festa di compleanno. Lo so non compio gli anni a fine giugno, ma trova un cane con cui fare una festa di compleanno in agosto, così facevo una festa di fine anno scolastico che i miei compagni di classe sapevano essere un surrogato della mia festa di compleanno e mi facevano il regalo

2) i giri in bici serali con gli amici

3) le gite a Pederobba.

Pederobba in reltà era la stazione alla quale si fermava il treno, noi si andava in un minuscolo paesino, non che Pederobba sia una metropoli, nominato Onigo.
In questo posto ai piedi del Grappa, sulla riva destra del Piave, c'era la casa semidiroccata dei nonni di un mio amico.Quando i nonni si erano avviati, gli zii si erano costruiti affianco alla casetta una di quelle case anni sessanta stile geometra e la casa dei nonni era rimasta lì, il tetto un po' sghembo, le vigne sul retro, la cucina economica a legna.
L'avanguardia ciclistica partì la prima estate il lunedì mattina: Eugenio detto Gigio, suo fratello Beppe ed il padrone di casa Paolo, partirono da Padova e dedicarono i giorni successivi a pittare spazzare e rendere presentabile il cesso. Il sabato arrivavamo noi ragazze con i debosciati che non avevano intenzione di sobbarcarsi i chilometri in bici e le grandi manovre, adducendo la scusa che loro dovevano portare chitarre e spartiti e poi "le ragazze si sa da sole si perdono".
Si partiva dalla stazione di Padova con il primo treno alle 5 e mezzo del mattino, in saccoccia l'asciugamano le costume, le ciabatte.
Arrivati alla minuscola stazione di Pederobba l'avanguardia veniva a recuperarci, si attraversava la statale per belluno, si passava di fronte all'imponente monumento ai caduti francesi e finalmente si giungeva alla casetta, si posavano armi e bagagli, si faceva colazione in compagnia e poi si faceva la strada a ritroso e si scendeva al Piave.
Sono sufficientemente vecchia da ricordare di avere fatto il bagno nel Piave. Più che bagni erano sguazzi, schizzi, tuffi.
I maschi a fare i soliti tiri scemi per attirare l'attenzione delle femmine, le femmine a fare le finte scocciate per i tiri dei maschi.
L'acqua era gelida ma se l'annata era quella giusta, sufficientemente calda ed afosa, era un piacere. Se il tempo non lo consentiva ai bagni si sostituivano i rotoloni sui prati in discesa.
All'ora di pranzo iniziavano le grandi manovre: montagne di pelati entravano in una pignattona dove si era fatto sobbollire il soffritto. In una pentola di proporzioni bibliche intanto l'acqua andava a temperatura e chili e chili di pasta venivano calati per appetiti che solo gli adolescenti conoscono. Il secondo anno mentre mi trovavo al cesso sentiii uno strano rumore al secondo piano ed istintivamente alzai gli occhi: un occhio mi fissava da un buco del tavolato del piano di sopra. I maschi, in fermento ormonale, avevano tolto un nodo del legno e ci spiavano sistematicamente a nostra insaputa. Ne scaturì una "baruffa" maschi/femmine che stentò ad esaurirsi.
Il pomeriggio ci si spostava all'ombra delle vigne in attesa dell'ora del treno di ritorno. Era il primo e l'ultimo treno valido per il ritorno. Un anno tirammo per le lunghe e dovemmo scapicollarci. Saliti in treno ci contammo: 13, ne avevamo perse due.
Una busto-da-scoliosi-dotata e una scarpa-rotta-a-forza-di-fare-casino-durante-il giorno non ce l'avevano fatta e per giunta non avevano con loro gli zaini che erano stati portati al treno da baldanzosi giovanotti offertisi di soccorrere le handicappate.
All'epoca non c'erano i cellulari, così la staffetta di soccorso scese alla stazione di Cornuda chiamò i parenti delle sventurate, chiamò un amico auto dotato ed andò a recuperarle. Probabilmente il gesto galante fu determinante lo scorso anno abbiamo festeggiato le nozze d'argento di una soccorsa con un soccorritore

12 commenti:

Gloria ha detto...

che bello in tuo racconto! quanti ricordi! certo che eravate proprio un bel gruppo.
noi non ci avventuravamo mai lontano. il treno lo si prendeva poco. più che altro si andava in bici al fiume e se qualche genitore era in vena ci portava in piscina nel paese vicino.
d'estate non avevamo molte alternative : il paese deserto, il caldo afoso. a noi restava solo da salire in bici e organizzare qualche mini gita lungo il fiume.
però ci divertivamo lo stesso

amanda ha detto...

il succo era quello divertirsi

Gloria ha detto...

ma la foto è proprio il piave?
è un bellissimo posto.

amanda ha detto...

la foto è del Piave e circa all'altezza di dove eravamo noi, ma non so di quanto tempo fa sia e comunque lì vicino c'era già allora un orribile cemetificio

alessandra ha detto...

Davvero bei ricordi i tuoi! Io andavo al mare con la classe a fianco alla mia, la sezione A, quella dei più simpatici e un pò più dinamici e festaioli, io facevo la B purtroppo. Per me fine giugno significava la fine ovviamente dela scuola e dei pomeriggi passati sui libri con l'incubo interrogazioni e compiti in classe, l'emozione dei quadri e finalmente il mare...la mia città dista 15 minuti di macchina dalla spiaggia più vicina, ma quando non eravamo ancora automuniti dovevamo prendere un autobus che ne impiegava 45 di minuti perchè si faceva tutto un giro per paesini. Ma a noi non importava nè il caldo nè il fatto stare in piedi a volte con asciugamani e borse in blico, aprivamo i finestrini e ci facevamo phonare i capelli dal vento, chi si metta il walkman sognando il suo amore, chi faceva in gruppo i famosi test di cui erano zeppi i giornaletti estivi...e poi quando si arrivava in spiaggia e ci si metteva in costume c'era chi nascondeva i piedi sotto la sabbia perchè credeva di averli bruttissimi, chi impiegava una settimana a togliersi i pantaloncini perchè riteneva di avere un sederino troppo grosso, insomma le tipiche paranoie adolescenziali...e alla sera era bello passeggiare per il corso con la pelle dorata e abbronzata..
E poi va detto che l'adolescenza e i ventanni colorano di rosa e di magia anche le cose più banali.

oriana ha detto...

Ale è con il passare del tempo che il ricordo si tinge di rosa, perchè mentre lo vivi il periodo dell'adolescenza è il più travagliato di tutta l'esistenza.
Quante paranoie....
Però almeno i ricordi sono bellissimi.

Amanda immagino il batticuore quando vi siete accorti che mancava una parte della compagnia, però c'è stato un lieto fine, anzi a quanto pare lietissimo.

franzblog2 ha detto...

La dolcezza del ricordo ha sempre il retrogusto amaro del tempo che passa, del tempo passato.
Tempo che però non può scalfire, anche se ogni giorno più lontano, un patrimonio di emozioni che è bello aver avuto in sorte.
Ma anche se i travagli dell'adolescenza sono ormai lontani, e di intensità irripetibile, la vita non smette di offrircene nuove occasioni, nel bene e nel male: sta a noi affrontarle con l'atteggiamento più leggero e disponibile.

Grazie per questa bella pagina !
Franz

maria grazia ha detto...

che bei ricordi!
Anche io sino a circa 16 anni andavo in vacanza al paese della nonna materna in Friuli e passavo i pomeriggi al fiume a fare il bagno, il fiume è lo Judrio, il fiume su cui è stato sparato il primo colpo di fucile della Prima Guerra Mondiale, c'è un monumento che lo ricorda.
Ora è semplicemente il fiume che divide la provincia di Udine da quella di Gorizia "di là dal clap" ci sono gli slavi.. ma non è vero, sono friulani, ma è rimasto il modo di dire, forse perchè il dialetto è leggermente diverso

alessandra ha detto...

Che bello ognuno ha il suo bel bagaglio di ricordi dal gusto dolce-amaro.

giacynta ha detto...

Amanda, grazie per questo Amarcord. L'ho trovato molto bello. La casa stile geometra mi ha fatto morire e non solo quella. E' piacevolissimo leggerti.
Ciao,
Giacinta

alle ha detto...

Ricordo una camminata lungo i binari del treno, nelle ore in cui non transitava, per raggiungere il paese più grande e mangiarci un meritato gelato. In realtà impiegammo molte ore per fare 5 Km, ma da veri viaggiatori in erba
capimmo subito che il bello era il viaggio e non la meta. Così quella passeggiata insolita divenne una interessante escursione per le campagne, con raccolta di fiori, avvicinamento di animaletti indigeni e conoscienza delle tribù locali che con molta gentilezza ci porsero l'acqua con cui dissetarci.
Naturalmente il ritorno fu a "cavallo" dello scomodo trenino con i sedili di legno che fortunatamente aveva ripreso ad andare. Stanchi, ma felici.

alle ha detto...
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