7 ottobre 2010

Farewell




"E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent'anni portati così
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos'era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione nel tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell'epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava di avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d'avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come un diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un'emozione non piena, non colta,
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assime a affrontare ogni impresa,
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate
con qualcosa di fragile come le storie passate,
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me..."


Visto che ci piace tanto iniziare le nostre spesso molto prosaiche giornate con un tocco di poesia, ho pensato di postare questa splendida canzone di Guccini tratta dall'album "Parnassius Guccinii" con la copertina con l'omonima farfalla dell'appennino toscoemiliano dedicata al cantautore modenese.
Io, come Picasso modestamente, ho i miei periodi, nel mio caso sono musicali, quest'estate ho atttraversato il periodo Fossati ad esempio, in questi ultimi giorni, complice l'influenza, è ripreso il periodo Guccini, lo ascolto moltissimo e ho avuto modo di risentire questo gioiellino, una canzone dedicata alla sua ex moglie. Trovo che descriva benissimo l'atmosfera di un amore che nasce e poi finisce, mi piace il modo in cui Guccini usa le parole, trovo che sappia veramente dipingere dei quadri di vita quotidiana con una mano d'artista, come succede in Autogrill e tante altre canzoni. Lasciatevi trasportare da questa musica e da queste parole...

6 commenti:

amanda ha detto...

che tanta parte della tua esistenza assuma connotati diversi da quelli della passione iniziale ma che persista un senso di intensa comunione rende eterne certe storie e ne annienta altre e decidere se voltare o meno pagina è un'impresa titanica

oriana ha detto...

mantenere la passione iniziale è assolutamente impossibile, ma se si sa condividere subentra un amore complice e tenero.

Gloria ha detto...

Per me che non conosco niente di guccini è stato un piacere ascoltare e leggere questi versi.
cara la mia Picassa sono ansiosa di scoprire tutti gli altri tuoi periodi. chissà che colonne sonore li contraddistinguono. ormai è risaputo che tu parli in musica

franzblog2 ha detto...

Grazie, cara Alessandra, per averci presentato, o ripresentato, questo bellissimo testo.

Francesco Guccini, oltre che un occasionale cliente di una recente corsa sul mio taxi, è stata una delle più importanti fonti della mia 'educazione sentimentale', o artistica, o musicale, o letteraria, o tutte queste cose insieme, fin dai suoi primi dischi negli anni settanta, e soprattutto allora.
Da tempo ritengo il suo capolavoro assoluto la "Canzone di notte numero due", di cui cerco di lasciare qui il link al brano tratto (con ottime animazioni) dal disco, su youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=6B4qMOznohw

Rinuncio a fare la stessa cosa con il testo, perchè vengono fuori degli indirizzi lunghissimi, comunque con google si trova facilmente.

Un salutone.
Franz

Marilina ha detto...

Guccini mi piace molto.
Ma (forse ho letto il testo superficialmente) trovo questa canzone permeata di una triste certezza per cui nessuna storia d'amore ha futuro.
Riuscire a mantenere un rapporto vicino ai livelli iniziali è impossibile, ma dobbiamo anche accettare il cambiamento del rapporto e che non sempre finisce male.
Scusate, ho dormito poco...

Sara ha detto...

L'ho scoperta solo da qualche mese questa canzone...coincidenza, la stavo riascoltando per l'ennesima volta pochi minuti fa, poi un salto nel vostro blog e la ritrovo! un saluto! Sara