19 novembre 2010

Madrid state of mind - Reportage madrileno parte seconda


Quando a marzo ero andata a Londra vi avevo parlato del mio London state of mind, parafrasando il titolo di una celebre canzone di Billy Joel, "New York state of mind". Oggi vi parlerò del Madrid state of mind che è un bellissimo stato mentale direi.
Questa città mi ha davvero conquistato, con la sua vitalità, i colori dei suoi palazzi e della facce che la abitano. Appena entro in una città nuova mi piace annusarla, sentirla a pelle, e le sensazioni che ho provato sin da subito a Madrid sono state positive, mi sono sentita a casa. E' una città che ha tutto il bello della grande città, la dinamicità, il movimento, strade sempre piene di gente, le tante opportunità culturali e non, ma che sembra anche a misura d'uomo, vivibile. Anche i visi della persone sono molto rassicuranti, non so come dire, spesso rilassati, sorridenti, quasi tutti allegramente ciacolanti, molto comunicativi ed hanno anche molto cura e raffinatezza nel vestire, ognuno con un proprio stile originale. Magari a vedere i suoi cittadini a passeggio per le strade, Madrid è sicuramente una città un pò borghese, non vedi quei personaggi così sopra le righe e simpaticamente sbandati che trovi a Londra e Berlino.
Quello che poi ho trovato fantastico è il mix tra vitalità mediterranea ed efficienza teutonica che traspare da una metrolitana perfettamente funzionate con un treno ogni 2 minuti e tante linee che percorrono capillarmente tutta la città e che traspare anche dall'organizzazione dei musei, tanto per fare due esempi.
E poi è un piacere la sera girare per localini e andre per tapas, ce ne sono di tanti tipi, da quelli più antichi e tradizionali in cui si possono buttare i tovaglioli per terra a quelli più nuovi in cui il design è davvero originale. Ed è ancora più bello vedere questi posti animarsi di gente di tutte le età, dai ragazzi alle persone più anziane, tutti lì a chiacchierare gesticolando ed animandosi davanti a una cerveza, ti carica di grande vitalità, entri in un locale e senti questo sottofondo di risate e vociare....
Mentre esploravo Madrid mi risuonava in testa la melodia della colonna sonora del film di Almodovar "Tutto su mia madre", adoro questa canzone, si chiama Tajabone, vi allego il video della scena emozionante in cui la protagonista torna a Barcellona, mi dà sempre un tuffo al cuore vedere il passaggio dalla galleria alla visione dall'alto della città, lo so in questo caso è appunto Barcellona, ma questa dolce musica accompagna bene anche per il mio soggiorno madrileno.

13 commenti:

maria grazia ha detto...

hai ragione Ale, è bella, e deve valere proprio la pena di andarci, tutti lo dicono, dovro' andarci, prima o poi, se già mi piace Barcelona, mi piacerà per forza Madrid, e poi... hablo un poquito espanol!!!! olè!!!

Ma il film è quello con Miguel?

Gloria ha detto...

Che bello Ale. leggendo il tuo reportage si capisce proprio quanto ti sia piaciuto questo viaggio. e poi è sempre bello ogni tanto poter uscire dal proprio guscio e immergersi nella vita di un altro paese. adeguarsi ai suoi ritmi, ai suoi orari, al suo cibo.
io della spagna ho un ricordo vago di tanti anni fa quando andai a barcellona.
quando ero piccola mio padre era andato a madrid. ebbe la pessima idea di regalarmi delle nacchere. ebbene passavo tutto il giorno girando per casa con le nacchere a manetta, finchè un giorno mi furono brutalmente tolte di mano e chiuse in un cassetto dove non potevo arrivare.

Marilina ha detto...

Anch’io voglio andare a Madrid, anche perché Miguel in zona dovrebbe avere una bella fazenda…
Però mi dicono sia diversa moooolto diversa da Barcellona (Madrid, non la fazenda di Miguel).
Mi pare di leggerlo anche dalle parole di Ale.
Sì, me la figuro come una donna matura ed affascinante, mentre Barcellona è la ragazza guapa.
Di Barcellona (e della Catalogna? Catalunia?) non riesco a condividere la scelta del catalano non come seconda lingua ma come prima.
E’ anche bruttissimo da sentire, altro che la musicalità del castigliano.
In questo caso sarei poco democratica…
Andare per tapas è invece uno sport che la nostra polisportiva dovrebbe prevedere…
E qui occorre mooooolto allenamento..

alessandra ha detto...

Infatti Madrid è molto diversa da Barcellona, è più signora appunto, poi Barcellona ha tutte le peculiarità della città di mare, forse è un pò la Napoli della Spagna, mi dicono sia anche più sporca di Madrid.
Eh sì gli orari per mangiare sono molto diversi, io cenavo intorno alle 22.30-23...ma poi ti adatti perchè pranzi più tardi, e pensare che qui in Italia ho una fame tremenda dalle 19.

Gloria che suona le nacchere :-)

alessandra ha detto...

Ah la foto che ho allegato è l'insegna di uno dei localini di cui vi parlavo.

Gloria ha detto...

Ecco cenare intorno alle 23,00 sarebbe da incubo per me, però considerando che quando si è in vacanza il tempo non esiste, credo che potrei farcela.
e dicci dicci, cosa mangiavi di buono? Paella a go go?

claudia ha detto...

Che bello Ale!
Io a Madrid ci sono andata un secolo fa, ero piccolina e ricordo poco, se non un caldo tremendo, ma era agosto!
Io non ho visto Barcellona, quindi prendo come riferimento la splendida andalusia:
la gente di Madrid é allegrona come gli andalusi? Ti sei ubriacata di sangria e hai girato per la città fino a notte fonda?
Raccontare, raccontare!!!

amanda ha detto...

Madrid l'ho vista nell'estate dell'80 in un penisolaibericatour con annessa discesa a Marrakesh (oddio si scrive così?)e dopo Barcellona e Granada e Siviglia, bè mi deluse un po' anche perchè mi ero follemente innamorata di Barcellona

@Marilina: la lingua è una questione di radici storico-culturali che c'entra il fatto che una suoni meglio o peggio?


ALE: po' po' po' no pò pò pò

Marilina ha detto...

Oddio Amanda, certo che la lingua è frutto della storia e della cultura di un popolo.
Ma penso che se la lingua del paese dove abiti è una, la lingua della tradizione diventa seconda per forza.
E dovrebbe essere tramandata assieme a tutta la storia, non presa a pretesto per dimostrarsi diversi.
Probabilmente conosco poco i motivi che portano la Catalunia a voler diventare indipendente a partire dalla lingua.
Ma in genere sono più per cercare i modi per far funzionare le unioni piuttosto che favorire le separazioni.. e detto da una divorziata..
L'appunto sulla musicalità è puramente estetico.. sono sensibile ai suoni, mi innamoro delle voci.

amanda ha detto...

diciamo che in Spagna c'è stato un guerra civile, diciamo che quando è morto Franco, sempre troppo tardi, io c'ero e me lo ricordo, diciamo che chi non si riconosceva in quella dittatura rivendicava la propria autonomia che era anche disconoscimento del regime. Ora siamo tutti europei, ma prova a dire ad un Sardo di abbandonare la sua lingua, o ad un Friulano

claudia ha detto...

Verissimo.
D'altra parte la lingua ha in sé molto della storia di un popolo.
Ed é spesso l'unica cosa che resta, di quella storia...
Ci si sente comunque parte di un tutto, ma parte nelle rispettive diversità.
(parlo troppo da sarda???)

Marilina ha detto...

Claudia, l'hai scritto in un modo talmente dolce che suona più forte di mille voci urlate e gridate.
A conferma della forza della non violenza..
Forse non centra niente, ma mi hai evocato questo..

alle ha detto...

Della Spagna ho visitato solo San Sebastian, nei Paesi Baschi, città nota anche per un noto jazz festival.
Nei primi anni 80, la Spagna era meta vacanziera della maggioranza dei giovani della mia età. Costava poco, c'era mare, sole e mood mediterraneo. Bastian contrario scelsi altre mete e poi, per una ragione o per l'altra, la Spagna è sempre rimasta fuori dalle mie destinazioni. Da tempo dico che devo rimediare e recuperare soprattutto quando sento parlarne con entusiasmo e convinzione da chi c'è stato. Vale anche per questo reportage, cara Ale, mi ha messo le ali e la voglia di assaporare l'aria madrilena. Muchas gracias