20 gennaio 2011

8 e 20 prima campana




Quando ho conosciuto Cesare avevamo 11 anni. Aveva occhi da gatto e come un gatto a volte soffiava, tirava fuori le unghie e alzava tutto il pelo. Il suo banco pareva un campo di battaglia e suoi calzetti erano sempre calanti, le mani piene di inchiostro.

La Prof. di lettere, la stessa che ci lesse le lettere dei condannati a morte della resistenza, che ci faceva assaporare quintali di poesie, che ci faceva creare sceneggiature, che l'analisi logica ce la insegnava con i bersagli, che ci disse "forse mi interessa meno che 8 di voi imparino il latino ora, e infinitamente di più che chi finisce qui la scuola esca con qualcosa che resta per la vita" ecco lei, proprio lei, scelse per Cesare il compagno di banco ideale, quel Marco dal Super-Io grande come un grattacielo, sempre ligio alle regole, ma assolutamente ingessato che diceva di Picasso "saprei farlo tale e quale".

Lei sapeva perchè Cesare alzava il pelo: aveva da poco una città nuova, una casa nuova, una famiglia nuova e un fratello in meno.

Un po' alla volta conquistò la fiducia di Cesare e lo fece raccontare a noi l'abbandono, gli anni in istituto, i bagni il sabato in 20 a turno nella stessa acqua, il fratellino piccolo che era stato scelto prima di lui, quando ormai erano l'unica certezza l'uno per l'altro, i tentativi di inserirsi in nuove famiglie andati a vuoto e finalmente l'arrivo a Padova. Ne fece un protagonista e ce lo fece capire ed accettare e sostenere, senza imporcelo, senza pietismi.

Io non so cosa ne è stato di Cesare, so che ciò che può averlo salvato è stato: la sua intelligenza,il fatto di avere trovato, anche se tardi, una famiglia, una scuola adeguata ad accoglierlo, comprenderlo ed una maturità, che allora non comprendevo. Quando gli si chiedeva "ma tu se avessi figli li abbandoneresti in un istituto?" (per noi figli coccolati era inconcepibile l'abbandono) lui diceva "ci sono situazioni in cui quella è l'unica scelta possibile" era andato oltre alla rabbia ed al risentimento per quella prima famiglia disastrosa e disastrata. Alla fine dei tre anni di medie Cesare aveva sempre gli occhi da gatto ma il pelo era liscio, morbido e coccolabile anche se tirava ancora fuori le unghie a volte, Marco aveva a volte i calzetti scesi e le mani sporche di inchiostro ed apprezzava Kandinsky, c'erano voluti parecchie liti, quaderni volati, pagine strappate e molta amicizia.

16 commenti:

alessandra ha detto...

Eccomi, libera finalmente dalle grinfie del capo. Sempre belli questi tuoi ricordi Amanda. Sei stata fortunata ad avere una prof così, io ho sempre avuto prof molto molto ordinari, nozionistici e umanamente non eccelsi, peccato, un'occasione persa, seminare idee e sentimenti nelle giovani testoline è importante e può dare ottimi frutti come nel caso del tuo compagno di scuola Cesare.

Gloria ha detto...

Che bella storia!
mi sono commossa a leggere di Cesare. sarebbe bello se tu potessi incontrarlo dopo tanti anni. chissà quanto avrete da dirvi

oriana ha detto...

so già che Amanda mi sgriderà, perchè io trovo sempre un lato romantico, ma a me è venuto in mente il libro Cuore. Il tuo compagno è un po' Franti e un po' Garrone?

amanda ha detto...

ma nessuno dei due Oriana, era un mondo a parte :)

ma davvero io sgrido?

Anna De Simone ha detto...

:)
che teneri certi ricordi...
mi hai fatta sorridere, grazie.

amanda ha detto...

Olè benvenuta Anna!

oriana ha detto...

Dolcemente Amanda, solo dolcemente.
Ti adoro!

amanda ha detto...

:)

Marilina ha detto...

Ecco perchè ho scelto per te, anzi è la canzone che ti ha scelto, montagne verdi.
Perchè c'è tutto.
La montagna, la corsa, l'amicizia, la sincerità, l'infanzia, il distacco, i ricordi, il grande amore.

Guarda in che modo sei riuscita a dirci ancora una volta che l'amore vince su tutto.

Non è che tu sgrida, precisi...

Ernest ha detto...

si bella storia!

amanda ha detto...

@Marilina guarda che quello dell'amore vince sempre è il cavalier banana

Marilina ha detto...

Cavalier banana e amore?
Non l'avevo mai inteso da questa prospettiva...

Io però Ruby la capisco. Se a diciott'anni un signore dalla testa asfaltata mi avesse dato sette milioni mica gli avrei chiesto perchè.

Forse a me li avrebbero dati a 19 anni. A 18 ero ancora in bozzolo.

alle ha detto...

Questa storia sembra uscire dalle
pagine di un libro. E' bello sapere
che è accaduta davvero.
E quella maestra faceva bene il suo
lavoro, oggi sarebbe un pesce fuor
d'acqua.

mariangela ha detto...

ciao ragazze buon fine settimana

mariangela ha detto...

@amanda, sono riuscita da sola a riprestinare la mia passoword, e così quando riesco posso ciacolare con voi tutte che siete bravissime, pochino son ancora imbranatina.

amanda ha detto...

ma brava la Mari!