6 aprile 2011

Mi sono rotto, non ho più voglia di abitare lo Stivaletto



La notte tra il 5 e il 6 aprile di due anni fa rimarrà impressa nella mia memoria e credo anche nella vostra, nella mia forse un pò di più dato che essendo abruzzese quelle scosse maledette mi hanno svegliata nel cuore della notte e mi hanno proiettata in una dimensione di paura che è durata a lungo. Ho trascorso giorni a controllare se nella bottiglietta sulla scrivania del mio ufficio l'acqua si muovesse perchè le scosse di assestamento erano continue, era diventata un'ossessione per tutti, per non parlare soprattutto dell'immenso dolore che dava vedere L'Aquila e i suoi abitanti in quello stato di disperazione profonda ma sempre composta. Quella notte mi ha lasciato tanti strascichi, ancora oggi quando sento il rumore delle grucce che tremano nell'armadio se per caso le muovo inavvertitamente, mi prende un momento il terrore perchè quel rumore mi ricorda il fragore di quella notte e di molte altre scosse successive.
Oggi a distanza di due anni rimane una profonda malinconia e una incontenibile rabbia per quello che non è stato fatto per questa città e per gli aquilani che vorrebbero legittimamente rientrare nelle loro case; se si passeggia per il centro si può ben vedere che i cantieri aperti per la ricostruzione sono pochissimi e sono stati fatti solo lavori di puntellamento, gli esercizi commerciali che hanno riaperto si contano sulla punta delle dita. Inoltre ci sono fondati timori che la speculazione edilizia, colpevole di molti dei crolli, prevalga anche nella ricostruzione; eppure l'esperienza del Giappone ci ha fatto ben vedere che di fronte ad un terremoto molto più forte di quello aquilano anche i grattacieli possono resistere, che le strade si possono ricostruire anche in un paio di settimane, ma si sa la serietà giapponese non fa parte del corredo di qualità della nostra classe politica e non solo di quella.
L'Aquila è stata solo un gigantesco set cinematografico e televisivo in cui fare campagna elettorale e promesse mai mantenute, d'altronde il nostro capocondominio va dove lo porta l'onda emotiva, è stato aquilano tra gli aquilani, anni fa pure tunisino tra i tunisini, ora lampedusano tra i lampedusani. Spenti i riflettori nessuno, e mi riferisco ai teatranti politici e televisivi, si è più occupato della situazione aquilana, sono ancora in atto tante proteste e nessuno ne parla, semmai si chiama qualche figurante, in uno pseudotribunale fintissimo, a illustrare come vanno bene le cose a L'Aquila. Probabilmente i riflettori si riaccenderanno per una giornata oggi in occasione dell'anniversario, ma naturalmente saranno puntati solo su quello che farà comodo far vedere.
E io invece mi sono svegliata stamattina con in testa questa canzone dal bellissimo nuovo album di Daniele Silvestri, cantanta in anteprima mesi fa a "Via con me", "Precario è il mondo", perchè la terra trema ma soprattutto, come lo spirito della canzone ci suggerisce, non ci sono più certezze e sicurezze in questo paese. E urlo con rabbia insieme a Silvestri "Mi sono rotto, non ho più voglia di abitare lo Stivaletto", perchè l'Italia per ora è ridotta a stivaletto e nulla più.

"Precario il mondo precario il mondo
flessibile la terra che sto pestando
atipica la notte che sta arrivando, volatile la polvere che si sta alzando
Precario il mondo precario il mondo
non è perenne il ghiaccio che si sta sciogliendo, non è perenne l’aria e si sta esaurendo
e d’indeterminato c’è solo il Quando"

8 commenti:

amanda ha detto...

Io mi sono svegliata col magone ed una rabbia al pensiero che le mie tasse invece di servire a ricostruire le case del centro dell'Aquila, un monumento storico, o una casa dello studente, degna di questo nome, servono a pagare lo stipendio a scilipoti and friends. Proprio non mi va giù

Zio Scriba ha detto...

condivido, sia la nausea da stivaletto escrementizio sia il commento sui cosiddetti "onorevoli" (del mio c****) lasciato qui sopra dall'amica Amanda...

Marilina ha detto...

Mi stringo a te Ale ed a tutte le famiglie segnate dal terremoto di due anni fa.

Per quel che riguarda tutti i borselli bipedi che si arricchiscono a nostre spese (a qualsiasi livello), anch'io non ne posso più.

Oggi compro il primo numero della nuova rivista di Emergency, e fra qualche anno confido di poter votare una faccia pulita ed una mente libera.
Toccato il fondo, non si può che risalire.

Sì, in questa giornata di primavera e dopo aver visto il discorso del re, sono ottimista.

alle ha detto...

Sentitissimo questo post, cara Ale non potevi esprimere meglio quello che tutti noi proviamo quando si parla di questo terremoto.
Spero che gli Aquilani e gli Abruzzesi in generale possano sentire sempre, e non dubitarne mai, il grande affetto e la solidarietà umana che quella parte d'Italia ancora SANA riserva a loro ogni giorno. So che non è tanto e che c'è bisogno di azioni concrete, di ricostruire, di ritrovare punti di riferimento, di onorare le vittime con la serietà e determinazione. L'Italia è un paese ad alta densità sismica, credo che chiunque o tanto o poco ne è stato coinvolto o lo sarà in futuro. La prevenzione è ancora un territorio sconosciuto e la ricostruzione un malaffare. A questo l'Abruzzo ha dovuto anche aggiungere la sfortuna (e non voglio usare brutte parole) di avere a che fare con un governo che riesce a fare di un simile dramma una piece da avanspettacolo.
Ma c'è un conto, sempre, alla fine da pagare.

I love L'Aquila I love Abruzzo
grazie Ale, sono accanto a te.

Ernest ha detto...

si hai ragione e il mio titolo di oggi vale anche per questo!

maria grazia ha detto...

La nausea e la rabbia montano quando si vedono scene come quelle di ieri, noi paghiamo profutamente persone che fanno tutto fuorchè occuparsi di noi, che schifo.
Condivido in pieno il pensiero di Alle.
Ale sono con te.

oriana ha detto...

non ci sono parole da aggiungere a quanto ha detto Alessandra e ai vostri commenti, solo il massimo rispetto per gli abruzzesi.

ma poi che ti vuoi aspettare da questo governo, quando un "onorevole" (che avranno di onorevole poi!) offende pesantemente una parlamentare disabile e continua ad occupare la sua poltrona, se succedeva a scuola si sarebbe parlato di bullismo e lo studente sarebbe stato almeno sospeso.... mah!

Gloria ha detto...

hai ragione Ale : l'Aquila è stata un set cinematografico e ora che i riflettori si sono spenti tutto per molti è risolto. Poi leggendo quello che è successo nella trasmissione della Dalla chiesa con quella figurante abruzzese che ringraziava di cuore per l'operato svolto viene ancora più rabbia.
lui sarà un lampedusano un tunisino un aquilano ma un giapponese proprio no. è ben lontano da esserlo.