31 maggio 2011

China world




Giuro che ci provo, ho rapporti di buon vicinato, ma non li capisco; giuro che ci provano, e quello che sto per raccontarvi ne è la dimostrazione, ma non ci capiscono.
Nel nostro condominio siamo in 4 famiglie: a famiglia attribuite il concetto più ampio che potete e così ci comprenderete in tutte le nostre accezioni:
1° piano: nonna vedova, cane, gatto e nipote universitaria dal lunedì al venerdì.
2° piano: nonna e nonno italiani, nipote filippino-italiana , adolescente in fuga dalla madre stanziale; nipote egiziano-italiana 1enne al mattino accompagnata da zia babysitter italiana.
3° piano: padre, madre, due figli cinesi, a volte i nonni a volte un numero imprecisato di "parenti".
4° piano: 3/4 ed amanda.
Il nostro è un condominio dal pollice verde, ad ogni pianerottolo ci sono piante di ogni tipo e di dimensioni "baobbabbesche"; le signore del primo e secondo piano fanno a gara in quanto a varietà e rigoglio, seguo io con ampio margine di distacco, mi impegno, ma non sempre eguaglio i loro risultati.
La signora del secondo piano aveva prestato un po' delle sue piante al semipianerottolo in copartecipazione italo-filippino-egiziano-cinese, ma venti giorni fa una bestiola malefica, resistente alle amorevoli cure della suddetta signora le ha sterminate.
Ed ora una piccola parentesi: il giorno 23 dicembre compariva, di fianco alla porta cinese un piccolo albero di natale adorno di campanelle, girasoli, palle di natale e chi più ne ha più ne metta.
L'albero cinese faceva, allora, pendant con gli addobbi presenti agli altri piani, solo che gli addobbi agli altri piani sono spariti al più tardi al 10 gennaio (e già la sottoscritta, che sostiene che dopo il 5 gennaio notte, gli addobbi natalizi puzzano come l'ospite dopo tre giorni ed intristiscono, mugugnava) l'abetino cinese domenica mattina, 29 maggio, mi faceva ciao ciao con la manina polverosa mentre scendevo, zaino in spalla, per andare a scarpinare sui monti.
Domenica sera, al rientro, la svolta: l'alberino, che non se ne era andato all'epifania, che non se ne era andato al capodanno cinese, che non se ne era andato neppure a pasqua, era stato sostituito da 4 ,dico 4, sequoie plasticose rigorosamente made in China, già lo rimpiango.
Immagino le parole che dovrò trovare per placare le floricoltrici dei piani di sotto sull'orlo di una crisi di nervi per la presenza di quegli ignobili alieni.
Che s'ha da fa' a volte per campà

7 commenti:

alessandra ha detto...

Interessante condominio il tuo, il mio è molto più barboso, è composto da abruzzesi musoni e pettegoli salvo rare eccezioni. Beh in effetti lo scontro o sarebbe meglio dire incontro tra le civiltà passa anche attraverso queste differenze di gusto. Un mio collega ha tanti vicini di casa africani e si lamenta degli odori di cucina un pò particolari già dalle prime ore del mattino. L'integrazione è anche fatta di un reciproco adattamento a queste piccole cose del quotidiano.:-)

Zio Scriba ha detto...

Recita una zioscribesca battutozza:

"Secondo me i cinesi non sono neppure terrestri. Non è razzismo: è Star Trek."

Seguita poi da quest'altra:

"Visto che finalmente lo avete capito, vi allendete o no, blutti tellestli di melda?"

amanda ha detto...

ecco Ale gli odori di cucina, specie quando è in casa la madre, richiedono innumerevoli post a se stanti

Ernest ha detto...

da film...

oriana ha detto...

viva la campagna, viva la campagna.... chi la cantava?

Multietnico: vario, vivace, colorato a volte puzzolente a volte profumato.. si chiama davvero mondo!!

amanda ha detto...

@Ernest: da film de paura :)

@Oriana: Nino Ferrer

alle ha detto...

Forse la vita condominiale non è facile a prescindere. Certo le differenze etniche possono complicare le cose, ma una volta appianate le divergenze culturali probabilmente ne subentrerebbero altre. Dei cinesi quasi nessuno parla bene, sono convinta che come qualsiasi altro popolo anch'essi abbiano caratteristiche positive; quello che manca è forse la loro intenzione ad aprirsi verso gli altri e a fare uscire finalmente qualcosa di bello. E anche a guardare ciò che di buono c'è negli altri.