11 maggio 2011

Storia di N






Questa storia necessita di una premessa.







Ho provato ad entrare per due anni alla scuola di specializzazione in pediatria, dopo aver passato l'esame il primo anno, ma 15 in graduatoria su 70 con 12 posti, sono stata convocata dal Primario che mi ha detto" se vuole riprovare il prossimo anno dovrà accettare di ruotare il posto in cui fare tirocinio in attesa dell'esame, le propongo come tutor la Dott.ssa XXX". In quel periodo quella collega al mattino occupava il suo posto in Patologia Neonatale, al pomeriggio cercava di creare una ludoteca ed altre attività di intrattenimento per i bambini ricoverati, oltre alle ore scolastiche già garantite dalla struttura. Così la seguii in entrambe le sue attività e fu nella mia veste pomeridiana che conobbi N, non ero quindi il suo medico curante. Il mio compito in reparto era capire che tipo di giochi potevano essere di stimolo per quei pazienti particolari ed indurre i genitori ad utilizzarli nelle ore concesse di visita.







Se volete figurarvi N dovete pensare ad uno di quei bei putti paffuti che si vedono in molti dipinti dell'arte rinascimentale italiana. Aveva una chioma di boccoli rosso tiziano cupo, un incarnato bianco, le lentiggini spruzzate sul nasino ed aveva 20 mesi. Solo che era un putto a cui avevano spezzato le ali e spezzato la cetra.







Quando aveva poco più di un mese N viaggiava in auto, non era in un seggiolino protettivo, non era allacciato a nessuna cintura, e la madre aveva pensato di allattarlo in corsa, seduta sul sedile davanti. E il fato volle che la macchina di famiglia con i figli maggiori seduti dietro e lui lì che ignaro poppava si andasse a schiantare contro un'altra auto. N decolla e il volo termina con il corpicino schiantato. Come spesso succede arrivano i soccorsi si fa il possibile per salvare quella minuscola creatura, chi non lo farebbe al loro posto. N si salva, ma nell'incidente ha riportato la frattura delle prime vertebre cervicali;verdetto infame: paralisi dei 4 arti, ma non solo, N ha anche il diaframma paralizzato, resterà per sempre attaccato ad un respiratore.







Questo bambino crea un problema morale all'intero reparto di rianimazione pediatrica, si cercano casistiche, si cercano speranze, si cercano delle vie di scampo da una condanna impensabile per una creatura di pochi mesi. Ed un collega che sa dell'esistenza di un pace-maker diaframmatico inizia a prendere informazioni.Quando io conoscerò N, sarà stato da poco sottoposto all'impianto del pace- maker. Cosa fa questo aggeggio? in pratica manda un impulso elettrico al diaframma che si abbassa consentendo la ventilazione della cassa toracica. Questo permette ad N di stare staccato dal respiratore durante le ore diurne. Ma siccome la sfortuna di questo bimbo non è ancora sufficiente, c'è da dire che la famiglia del bimbo, nel frattempo è tornata alla sua vita precedente alla sua nascita, troppo duro convivere con una bambola rotta (allora ero feroce nel giudizio, ora ho mitigato la mia posizione, e comprendo che sia molto difficile accettare un lutto del genere). N da mesi è solo all'ospedale. Le infermiere che avevano adottato N mi videro come una manna dal cielo: A loro premeva che N, che non era mai uscito da quel reparto da quando aveva due mesi, fosse stimolato il più possibile. A causa della tracheotomia, indispensabile per il respiratore, N non poteva parlare, ma loro gli avevano insegnato a schioccare la lingua per dire sì o in segno di apprezzamento e comunque lui sorrideva ogni volta che qualcosa gli piaceva o suscitava il suo interesse. Presi ad occuparmi di lui nei pomeriggi di quella tarda primavera: cantavo, raccontavo storie, gli facevo il solletico o carezze sul collo e sul viso(le uniche zone sensibili). Un giorno il collega che aveva eseguito l'impianto del pace-maker mi disse che N sarebbe stato pronto per uscire per bravi periodi di lì, ma che nessuno in reparto aveva tempo per portarlo in giro e mi guardò con aria interrogativa. Così con un passeggino adeguato un monitor per la saturazione dell'ossigeno ed un ambu in caso di emergenza partimmo alla scoperta del mondo. Il mondo di N, allora era limitato all'asilo dell'ospedale ed al lungo terrazzo del reparto, ma era un mondo.



Ricordo gli occhi da prima spaventati e poi curiosi la prima volta che vide degli alberi o che ebbe la possibilità di stare ad un tavolo con altri bambini che giocavano.



N a quel punto era pronto per essere spostato da un reparto di terapia intensiva ad uno di lungodegenza e quindi vennero a prenderselo dalla sua regione di appartenenza e so che la lunga opera di mediazione degli assistenti sociali vinse il muro creato dalla famiglia che cominciò nuovamente ad occuparsi di lui.



Ma non è un lieto fine, non so se N sia ancora vivo, che tipo di vita possa fare ora che non è più un putto ma un ragazzino.



Il mio non è stato un atteggiamento molto professionale, ci ho messo troppo cuore e troppo di me in quei mesi.



Forse ne avevamo bisogno tutti e due e so che lo rifarei anche domani

14 commenti:

alessandra ha detto...

Che storia Amanda, un bimbo la cui vita è stata segnata per sempre dalla casualità e da una disattenzione della mamma. Come si fa a mantenere un atteggiamento solo professionale con un bimbo che soffre e in queste difficili condizioni? Per fare il medico ci vuole una bella corazza, vedere ogni giorno storie difficili non deve essere cosa semplice a cui abituarsi soprattutto per chi ha la tua sensibilità cara Amanda. Grazie di aver condiviso con noi questo tuo ricordo.

amanda ha detto...

non riesco proprio a vederlo un bimbo senza cinture in auto, una volta ho fatto scendere mia nipote quando aveva due anni perchè faceva i capricci

Ernest ha detto...

quoto alessandra e grazie!

Gloria ha detto...

che storia commovente. lo dico sempre : io non ce la farei a fare quello che fai tu. il tuo è un lavoro che ti prende anche l'anima. come fai a mantenere la calma o a nascondere i tuoi sentimenti in certe situazioni? è una vera vocazione quella del medico.

Marilina ha detto...

Grazie Amanda, e complimenti per quello che hai fatto.

Che storia triste per questo piccolino, mi auguro che la sorte sia stata più clemente in seguito.

Questo dovrebbero insegnare a scuola, la solidarietà, l'aiuto alla diversità, la compassione e la condivisione, il fatto che non siamo tutti uguali e che la vita non può prevedere solo persone belle sane e ricche.

Ed invece? Vergognose barriere architettoniche fuori e dentro di noi. Non c'è spazio tempo luogo per aiutare chi è in difficoltà.

Cerco sempre di ricordarmi di stare dalla parte degli ultimi, perchè voglio un mondo migliore.

suarakamansa ha detto...

brava amanda. è un po un pugno allo stomaco. brava per la storia e perche sei la storia

nik ha detto...

@suara come direbbe il bardo "la storia siamo noi"

amanda ha detto...

ops Nik sono io amanda è rimasto l'account di un collega

oriana ha detto...

Questa storia è commovnte e molto triste.
Amanda tu hai dato tantissimo a questo bambino, ma anche lui ti ha dato molto, ha arricchito il tuo bagaglio di emozioni e accresciuto la tua sensibilità. Brava hai saputo raccontarcela con garbo senza eccessivo pietismo. Tanti ce ne vorrebbero di medici come te. Grazie

alle ha detto...

ammiro il tuo lavoro e il modo in cui lo svolgi. Io non sarei in grado di sopportare l'aspetto umano e della sofferenza che implica la tua professione. Ma mi sento di dire che per un familiare gravemente malato ognuno di noi saprebbe stargli accanto con amorevole cura, pescando forza e volontà da un cilindro di cui magari ignorava l'esistenza.
Abbandonare un bambino in così drammatica difficoltà è veramente difetto di pochi dissennati (nel caso specifico gli stessi che non avevano messo in sicurezza la vita di un neonato all'interno di un auto!!). Con tutte le attenuanti possibili va oltre tutta la mia immaginazione.
Spero anch'io che N. abbia ritrovato la sua famiglia e tutto l'amore che un esserino così fragile può avere di bisogno.
Grazie del racconto e dell'esempio che sei.

amanda ha detto...

N è tornato al suo posto, magari non identico a com'era prima del furto di blogger, ma glielo dovevo

oriana ha detto...

Giusto Amanda, poterlo anche rileggere ogni tanto non può farci che bene

Marilina ha detto...

Bentornato N!
E grazie Amanda per la ricostruzione.
A volte dover rifare una cosa che si era fatta con tanta cura è una scocciatura, ma poi si possono leggere sfumature diverse, dovute a quella leggera velocità imposta.
Ecco, con la volontà ogni cosa ritrova il suo posto!!
Alla faccia!!

alessandra ha detto...

Bentornato sul blog N!!