11 gennaio 2012

Incipit dell'11 gennaio




Una donna brutta non ha a disposizione nessun punto di vista superiore da cui poter raccontare la propria storia. Non c'è prospettiva d'insieme. Non c'è oggettività. La si racconta dall'angolo in cui la vita ci ha strette, attraverso la fessura che la paura e la vergogna ci lasciano aperta giusto per respirare, giusto per morire.
Una donna brutta non sa dire i propri desideri. Conosce solo quelli che può permettersi. Sinceramente non sa se un vestito rosso carminio, attillato, con décolleté bordato di velluto, le piacerebbe più di quello blu, classico e del tutto anonimo che usa va a teatro e sceglie sempre l'ultima fila e arriva all'ultimo minuto, appena prima che le luci si spengano, e sempre d'inverno perché il cappello e la sciarpa la nascondano meglio. Non sa nemmeno se le piacerebbe mangiare al ristorante o andare allo stadio o fare il cammino di Santiago de Compostela o nuotare in piscina o al mare. Il possibile di una donna brutta è così ristretto da strizzare il desiderio.


Mariapia Veladiano. La vita accanto. Einaudi

Rebecca è una bimba " brutta. Proprio brutta" ma non al punto da destare pietà. Venuta al mondo nella provincialissima Vicenza, da una famiglia agiata: il padre ginecologo, una zia gemella del padre, Erminia, estrosa pianista che nasconde segreti e soprattutto una madre, fragile come un bicchiere di cristallo finissimo, già prima del parto, che rifiuta Rebecca al punto da non prenderla mai tra le braccia. Rebecca trova la sua forza in Maddalena la tata che sostituisce il suo dolore con l' amore incondizionato per la bimba, e successivamente in Lucilla l'esplosiva amica del cuore; ma soprattutto nella musica, dote straordinaria del brutto anatroccolo che in essa trova motivazione e grazia per non" esistere sempre in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo". La vita accanto è un'opera prima che nel 2010 ha vinto il premio Calvino

10 commenti:

alessandra ha detto...

Già mi piace molto dall'incipit...grazie cara Amanda.

amanda ha detto...

è una amara e bella lettura

Ernest ha detto...

grazie

oriana ha detto...

fortunata ad aver avuto una passione autentica che l'ha salvata dalla malvagità dell'essere umano.

oriana ha detto...

P.S... stamani, in attesa della consegna del lavoro mi rilasso
leggendo "Momenti di trascurabile felicita" che ci avevi consigliato tempo indietro: uno spasso! Delizioso!

Alle ha detto...

Mi viene da dire che non esistono bambini brutti poiché li amiamo in toto per quello che fanno, dicono, pensano e se anche hanno qualche difetto fisico (rispetto a quali canoni mi chiedo sempre)non li notiamo. Non si potrebbe mantenere questo criterio anche quando il piccolo diviene adulto ? Il mondo non è dei belli, ma della bellezza.

amanda ha detto...

questa bimba era rifiutata ed isolata anche da piccola

dkkk ha detto...

ho qualcosa (per certi versi: molto) in comune con questa storia . la mamma non è "sempre la mamma"

amanda ha detto...

@dkkk: l'è dura da piccoli senza punti di riferimento, senza potersi abbandonare, senza sentirsi protetti, desiderati, i bimbi sono così necessariamente egocentrici

dkkk ha detto...

viva le tate, le zie, i papà...
(e quelle volte che la mamma è la mamma)