20 luglio 2012

Lei


                                  
 
 
 
 
 
 
 
 
 Lei
sempre di passaggio
e tuttavia qui
 
Michel Dugué

 
 
E io non so più come chiamarla
non ho sotto la lingua
il nome liscio che assomiglia
ai suoi occhi alla sua bocca
a tutto questo respiro che trasporta
E io non so più a chi parlare
non so più farla cantare
m'ha reso folle e me ne sto qui
a sfiorare la notte di queste giornate
Lei ha così tante cose da dire
che non c'è più bisogno di parlarne
ha mille cose da fare e
non c'è più la forza per andare
 
 

6 commenti:

lillo ha detto...

chissà perché quando traducono una poesia in dialetto, la edulcorano anche nel suono, cercando di italianizzarla, voglio dire che un verso come questo, bello, fortissimo:

à tuttu u fiatu ch’idda strascina

si dovrebbe (e potrebbe, perché l'italiano lo consente) tradurre così:

a tutto il fiato che si trascina (dietro)

sarebbe più giusto, sotto tutti i punti di vista. la poesia è un fatto di suoni, non solo di immagini. invece ultimamente sono solo immagini, il suono mette quasi paura, e la gente preferisce una poesia piana, prosastica, e per il suono al massimo accende la radio.

Ernest ha detto...

grazie

alessandra ha detto...

grazie Amanda per questo soffio di poesia ...

amanda ha detto...

....o fiato per dirla alla Lillo :)

Marilina ha detto...

Oh Amanda, grazie.
Non puoi sapere quanti uomini avrebbero scritto per me parole simili se solo avessero saputo scrivere.
Aaaaahhhhhhhhaaaahhhhhh!!!!!

amanda ha detto...

vedi Marilina la colpa è tua che trovi uomini incapaci, o ti applichi :)